The quieter you become, the more you are able to hear...
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Più di *loading* neuroni bruciati
Un decimo di trecento. Un terzo di novanta, un terzo di paura. Dieci volte tre.
Potendo scegliere però, preferisco vederlo come tre volte dieci... boh, ad ogni modo, sempre di trenta si parla.
Trenta le scarpate nel culo che tirerei volentieri ad almeno un paio di persone. Seguite da trenta gentili accompagnamenti manuali dei loro crani contro la più vicina parete per poter "osservare" quale tipo di materiale organico possano mai contenere dentro quelle teste di merda. Ma la risposta sarebbe scontata e puzzerebbe troppo, quindi evito.
Trenta. Gli abbracci che vorrei darti prima che tutto sia finito. Perchè la vita non è facile ma sapere che dopo gli occhi e lo stomaco, anche fegato e polmoni abbiano deciso di abbandonare la nave mi sembra troppo per una sola persona. Sei Capitano su un vascello che fa acqua da tutte le parti e senza equipaggio. Trenta secondi. Trenta giorni. Trenta le vite che darei per fartene avere una più serena. Ma sicuramente sarebbe stata meno dignitosa.
Trenta messaggi, trenta dimostrazioni di affetto. Uno edulcorato e falsamente cortese. Ventinove pieni di affetto. Questi ultimi sono stati amati tutti, senza distinzione. L'altro sarebbe stato meglio se non fosse pervenuto e si fosse perduto nell'etereo buco nero degli SMS. Ipocrita. Trenta frustate.
Trenta. Gli anni che ho aspettato prima di capire che posso permettermi di avere 30 MILIONI di sogni diversi e di poter provare a realizzarli ogni giorno che vivo. Alcuni li ho già realizzati. Altri li realizzerò. Alcuni no. Ma potrò comunque inseguirli per altri trent'anni con l'aria felice di un bambino che corre dietro a un pallone.
Lode. A tutti coloro che hanno fatto di me la persona che sono. Quelli che mi sono Vicini e mi prendono così, con difetti (tanti) e pregi (pochi). Che mi vogliono bene e non perdono l'occasione di farmelo sapere. Quelli che ogni giorno mi danno benzina per la mente e per il cuore. Senza di voi, la vita non varrebbe nemmeno la pena di essere vissuta.
Per il resto... è ora di rimboccarsi le maniche.
Trenta volte. La strada è lunga.
Dolore come cibo. Più ne divoro, più cresco.
Non posso sfuggire a questo meccanismo, posso solo salire, sempre più veloce. Dolore vero. Ingrassare di dolore. Drogarsi di dolore. Abusarne senza tregua.
Quello fisico mi spaventa. Si torna agli aghi e all'inchiostro. Poche ore di sofferenza per disegnarsi su quel cuore stracciato un pezzo della propria vita mi sembrano il giusto prezzo da pagare. Per non dimenticare chi sono.
Chi sarò sempre e cosa non sarò MAI.
Il resto è evoluzione naturale e me ne compiaccio.
Quello mentale mi terrorizza al punto di rifiutarlo totalmente. La giostra del cancro ricomincia. Metastasi mai domate, un vecchio corpo fatto a pezzi, mutilato dai demoni della scienza solo per rubare un anno al Tristo Mietitore.
Morte. Naturale compagna e gran sipario del teatro della vita, a volte temuta, più volte desiderata.
Siamo davvero alla fine stavolta, lo so, lo sento. Pensavamo di prenderti in giro come gli eroi della mitologia greca, di chiuderti in un vaso, di poterti fottere alla grande. La realtà è che non siamo nè eroi, nè dei, soltanto Uomini. Però ti fronteggiamo con onore e dignità. E tanto ci basta.
Vaffanculo.
La strada verso le WSOP è lunga, lunghissima! Ma lo studio-sviluppo di un pattern personale inizia a dare i suoi frutti, miglioramento continuo.
Terzo, mentre il numero dei partecipanti continua ad aumentare.
Bene così. Partire dal piccolo per conquistare il grande.
Per aspera sic itur ad astra.
Amo la fragilità. Spezzarsi in minuscoli pezzi, una volta superato il dolore, può essere un enorme vantaggio: quando si diventa sabbia, essere calpestati non fa più male. Un tempo lo pensavo soltanto, ora ne ho la certezza.
Niente può ferire. Come una tempesta, si abbandona il privilegio (maledizione?) dell'integrità per essere ovunque. Si resta attaccati sotto le suole, nelle pieghe degli abiti e del corpo, sui tappetini anteriori delle macchine.
In bocca a volte, a scricchiolare tra i denti.
Forte di questa nuova non-forma, lascio granelli di me ovunque, sufficienti a fare piccole, sgraziate ma delicate statuette che cambiano come cambia il vento.
A dare fastidio.
A dare piacere.
A portare via tutto.
Non dormo più. Non ne ho bisogno. La notte è mia amica, è piena di cose da fare, di progetti da portare avanti, di pensieri da scrivere, di attività da organizzare. Non dormo più e non mi pesa affatto. Se la giornata ha cento tasche, la notte ne ha mille. E le sto usando tutte.
La serata di ieri è stata magica a suo modo. Forse avrei potuto giocarmela meglio, ma arrivare al tavolo finale e finire nei premi nonostante l'agguerrita concorrenza è stata una soddisfazione e una conferma di qualcosa che già intuivo. Ricevere complimenti sinceri è ancora meglio, uno stimolo a dare il massimo. Ora che sono ufficialmente nel club, posso cominciare a scalare. A farmi un nome, a cercare la vetta. Ed è bello sapere che riesco a coinvolgere le persone che mi stanno vicino, persone fantastiche che non hanno paura di provare, di buttarsi in un ambiente che non è il loro ma che le accoglie a braccia aperte.
Tutto
molto
bello.
Riscopro abilità innate che pensavo perdute. Il letargo è finito, la sfera sociale si è ingigantita e non accenna a fermare la sua crescita. Si espande al punto di farmi sentire euforiche vertigini, un' estasi continua che sta occupando attivamente ogni piccolo segmento delle mie giornate.
Ascolto, confronto, comunico.
Torno a essere il piccolo centro caldo del mondo.
Ho dovuto lavorarci con fatica per mesi dopo aver sacrificato tutto, modificare concetti che per quanto affascinanti, mi sono stati passati da persone che non ci credevano veramente. Predicatori dell'era moderna, sicuramente colti, fondamentalmente vuoti.
Parole.
Soltanto.
Parole.
Concetti mai messi in pratica e pertanto non degni di essere coltivati.
Applicando la praticità, riscopro la Vita. Ogni giorno mi trovo in situazioni di importante scambio di energia. Un dare che è sempre corrisposto: considerazione, stima, rispetto. Affetto vero e un pizzico di alchimia ancora non definita.
Dormo tre ore per notte e va benissimo così. Il fisico risponde all'allenamento, la mente è sempre all'erta.
E allora si riparte! Dai concerti all'aperto con persone deliziose, dai falò con chitarra e sbronza collettiva, dalle gite in moto rese possibili grazie all'altruismo di chi nemmeno conoscevo e che mi ha dato tutto senza chiedere niente, dagli incontri piacevoli che nascono spontanei e dalle piccole cose. Proprio quelle di cui si dubitava fossi capace.
Ora nessuno è escluso: nessun ostracismo, nessun preconcetto malato, nessun muro invisibile da abbattere. Solo essenze di Persone Vere che non si perdono in puttanate ma scelgono di crescere davvero, senza rintanarsi dietro specchietti per allodole.
Sono Vivo. Forte.
Il ruggito di dolore ha ricreato un mondo su cui torno a regnare.
Ancora quattro giorni d'attesa. Quattro giorni per tornare a domare più di cento cavalli. E due ruote.
Auri torna a vivere e io con lei.
Ancora una volta è l'adrenalina a chiamarmi, un canto di sirena - ruggito mostruoso - al quale non posso sottrarmi. Ancora una volta, la mia vita scorrerà veloce su un nastro nero.
Verginità ritrovata su binari d'asfalto.
Posso ridere di tutto. Coincidenze, destino. Cazzate. Sono padrone di me stesso e voglio bermi la vita fino all'ultima goccia senza smettere di sognare.
E di osservare attentamente. Anche se basta un istante e non sono più.
Qui.
"Se le porte della percezione fossero aperte e sgomberate, ogni cosa apparirebbe chiara così com'è, infinita"
William Blake
Spazzo via i detriti. Ricostruisco il mio muro. Più alto, più forte, più resistente. Quando assaggi la lama del coltello, a fondo tra le scapole, l'istinto suggerisce di ricrearti una tana dove nessuno possa entrare a ferirti a tradimento. La tana è spoglia, spartana. E lo sarà sempre più, liberarsi del superfluo è ora una priorità.
Rigenerarti, diventare più forte e meno vulnerabile. Più cinico ma più maturo. Più capace di distinguere tra piccoli e grandi animali. Più consapevole del fatto che essere più forti vuol dire anche comprendere e compatire. Con la conoscenza acquisita, tutte le previsioni fatte si realizzano, puntualmente e anche questi giorni non fanno eccezione, in nessun campo.
Il viaggio riparte. Questa volta mi porterà lontano. Lontano dalla vigliaccheria, lontano da tradimento, paura, incoerenza. Seguo la via del guerriero, dove il confronto diretto non è temuto ma cercato. Dove il valore si misura mettendoci la faccia, senza nascondersi dietro segnali convenzionali da interpretare seguendo linee contorte e malate.
Liberarsi della zavorra prima di prendere il volo. Se il muro non crolla per tutte le tempeste della vita, trasformerò la mia tana in un hangar.
Due tappe, due anni. E quando si fanno decisioni importanti, non ci si può permettere di essere fragili. Troppo facile.
...vorresti portare indietro le lancette dell'orologio. Porre rimedio ai piccoli errori di una vita passata. Fare una domanda in più, un piccolo gesto di cura capace di generarne infiniti altri a catena, da una parte e dall'altra. Senza incomprensioni.
Ci sono giorni in cui vivi due vite parallele. Una reale, una di fantasia.
Una pesante nonostante la leggerezza e la superficialità di tutto quello che è materiale. Quella della stanchezza, dei conti da pagare. Dei compiti, degli arrampicatori sociali, dell'egoismo nervoso..
Una di fantasia, dove la comprensione, la fiducia e il sentimento portano a comunicare, intrecciarsi e fondersi. A capire gli errori. Ad affrontare tutto con il sorriso perchè si ha già tutto quello che si possa desiderare. Perchè basta prendersi le mani e guardarsi negli occhi e chiedere, chiedere, senza vergogna, ogni volta che qualcosa non va...
Oggi voglio vivere nella fantasia. Abbandonare il reale, pensare che sia stato in un incubo... un incubo che abbia sancito una nuova nascita, un nuovo inizio.
E voglio piangere. Piangere finchè il cuscino non tornerà ad essere pulito. Le lacrime risaliranno verso gli occhi, li asciugheranno. Gli occhi torneranno a ridere. E il tempo tornerà a scorrere da quel momento.
E tutto cambierà.
E' immensa la pressione che trasforma il vile carbone in puro diamante...
...ad ascoltare con il cuore "Ho perso le parole" di Ligabue. Oggi l'ho fatto, spostandomi con aria indifferente da un corridoio all'altro. Seguendo gli altoparlanti per non perdermi strofe e note, mascherando l'aria pensierosa in mezzo a scaffali di materiale elettrico.
E' incredibile come a volte sembra che le canzoni ci colpiscano, ci sorprendano e ci avvolgano come una seconda pelle. Talmente aderenti da lasciarci in silenzio.
E finalmente, ho perso le parole.
E così l'Uomo neonato cominciò il suo cammino strisciando. Costretto a vedere cose che avrebbero fatto impazzire qualsiasi essere senziente, strisciava da leone, senza curarsi delle piaghe che si aprivano su gomiti e ginocchia.
Con la dignità di una bestia ferita.
La rabbia è mia amica. Ieri ho dimostrato a me stesso di poterla controllare. Di riuscire a fare la cosa più difficile. Non aggredire. Fare a pezzi la iena sarebbe stato fin troppo facile, la forza è moltiplicata dal dolore dell'anima. Quello fisico, nemmeno lo sento più.
Costretto a vivere in un mondo dove la menzogna domina, dove il furbo sopravvive, dove il sacrificio perde ogni minimo significato, trasmetto il rispetto restando nell'ombra. Rispetto le scelte, faccio l'estremo sacrificio di essere invisibile. E ovviamente, senza il leone, tutti si sentono al sicuro. Tutti si sentono salvi e forti. E ricominciano a tramare. Ma io so. Cresco. Mi rigenero. Guarisco e non posso fare a meno di notare di avere il dono di poter prevedere comportamenti e abitudini. Carattere e indole. Basta un'occhiata e la mia vista è aguzza ora, quasi insopportabile.
Non sbaglio in questo. Non sbagliavo nemmeno nella vita precedente.
Tutto questo ad ogni modo non conta più. Tutto quello che accade ora, è nuovo. Valuto tutto da zero. Ho compassione dei piccoli esseri. Forse un giorno cresceranno, forse no. Ad ogni modo, i valori che li muovono, non sono i miei. Sono troppo facili.
E tanto mi basta.
Il proprietario di questo blog è già morto una volta, sapete? Era un ragazzo come tanti altri, senza nessuna particolare abilità, che ha vissuto i primi trent'anni della sua vita senza uno scopo preciso. Ma sognava, sognava un sacco. Sognava di poter trasformare in oro tutto ciò che toccava, sognava felicità, sognava di riscattarsi da un'infanzia e un'adolescenza che avevano lasciato su di lui dei solchi più profondi di quelli che lui stesso riusciva a vedere
Faceva parte di una generazione di merda, quella delle cose "facili", quella del divertimento, quella del vuoto. Quella che può stancare, perchè se hai la supponenza di aver visto e fatto tutto e sei ancora un ragazzo, vuol dire che qualcosa non va.
Ha iniziato a porsi delle domande alle quali non trovava mai risposta finchè non ha fatto uno di quegli incontri che ti cambiano la vita. Quelli che ti fanno pensare che sulla Terra siamo talmente tanti che sarebbe più facile vincere al Superenalotto. Eppure...
Così ha vissuto, felicemente. Come in una favola, ha fatto tutto quello che il cuore gli suggeriva e tutto sembrava perfetto, per una volta. Ha rivoluzionato la sua vita, ha deciso che poteva e doveva cambiare qualcosa, che le emozioni che stava vivendo erano quello per cui valeva davvero la pena di vivere.
Ma ha fatto un errore. Si è scordato "le piccole cose". Non le grandi, quelle no. Quelle le ha fatte in maniera naturale, gli sforzi più grandi erano banali. Lasciare tutto? Non è un problema. Ricominciare? Nemmeno. Fondersi con Lei era la cosa più importante, non il prezzo da pagare.
L'amore, si sa, nasce dalle piccole cose. Sembra banale, ma senza quelle, tutto ha iniziato a collassare. E, al minimo segno di cedimento del leone, c'è sempre una iena pronta a nutrirsi di carogne. E per mangiare, la iena è pure disposta a travestirsi, a farsi crescere la criniera. A distruggere tutto quello per e con il quale si è vissuto per anni. Metteteci della stanchezza, metteteci delle carenze di comunicazione date da orari impossibili, da troppi impegni, da incapacità di rendere sublime il quotidiano e avrete la cronaca di una morte. Umiliante, perchè condita di menzogne. Anzi, più che di menzogne, di cose non dette. Cose per le quali sarebbe stato facile trovare una soluzione, tra un bacio e un sorriso. E un litigio magari.
Il ragazzo ha esalato il suo ultimo respiro. Coperto di vergogna, di fango. Ma col sorriso.
Mentre il ragazzo moriva, da qualche parte, nello stesso istante, nasceva un Uomo.
Fanculo San Valentino!
...quando tutto sembrava destinato ad ammuffire tra le ragnatele dell'attesa, ecco che all'improvviso, tutto luccica e risplende!
Ed è proprio quel posto, quello che desideravo, quello che mi garantiva più possibilità, più crescita, più soddisfazione personale. Quello che, paradossalmente, mi sembrava impossibile ottenere, dato lo strano e inusuale impaccio che mi aveva bloccato durante il primo contatto con l'azienda. Sapevo di non aver presentato al meglio le mie potenzialità e ne soffrivo. Tanto.
E ora, si farà. Richiederà impegno e dedizione, tempo e voglia di riprendere gli studi.
Ho ottenuto rara fiducia.
Ripagherò. Con gli interessi.
Non c'è più buio la' davanti. Nè foschia. Posso riprendere il mio viaggio, con un sorriso.
Se è vero che noi siamo quello che mangiamo... allora sono un verme! Anzi... un gusano!
"Troppo giovane. Troppo vecchio. Troppo esperto, troppo caro, troppo a basso prezzo per essere bravo. Troppo in gamba per questa posizione, troppe certificazioni ma manca quella che serve a noi. Troppo sveglio, troppe differenze tra realtà vecchia e quella nuova".
Troppo, troppo, troppo.
Io direi piuttosto che troppo spesso ho a che fare con troppi, troppi personaggi di dubbia serietà e di incredibile coglionaggine.
Ma alla fine, mi diverto troppo ad andare oltre i miei limiti, a spezzare le catene che ancora mi vincolano qui.
Vaffanculo!
Sì attendo. Certo che attendo, ma solo perchè non ho altra scelta. E le attese mi snervano, mi rendono incapace di organizzarmi, di prendere decisioni razionali rispetto al mondo che mi circonda. Mi rendono irritabile, molto irritabile. Soprattutto se ho dato disponibilità immediata e dalla controparte mi è stata promessa una risposta. Un'ora. Una data. Risposta che sarebbe dovuta arrivare già da qualche tempo.
Catene d'attesa: più ne spezzo, e più nuove e resistenti mi stringono il collo. Non sono un cane da tenere al guinzaglio... e abbaiare non mi piace affatto. Proprio no.
Periodo di letargo. Di giorni clonati. Di attese prolungate senza la possibilità di ingannarle, e l'umore ne risente in negativo. Detesto dipendere dalle scelte altrui. Detesto non avere scelta se non quella di aspettare. Ovviamente, cerco di tenermi occupato in tutti i modi possibili ma non basta: dietro al film, al libro, agli hobby e a tutto quello che è intrattenimento o, più generalmente un interesse da coltivare, c'è uno sfondo statico che mi impedisce di essere sereno. Una consapevolezza di non-evoluzione. Non è noia. So benissimo che non è noia.
E' distillato di inquietudine.
Allo stato puro.