Gone with the flow - RegoleZero

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venerdì, 10 luglio 2009
Variabili...

Troppe variabili. Troppe domande e nessuna certezza. Una passeggiata nella nebbia d'estate, piccoli ciechi passi verso una destinazione sempre più sconosciuta. Mi sono perso un'altra volta e temo che, quando tutto tornerà ad essere chiaro, non riconoscerò più il paesaggio.

Non che conti davvero, l'importante è muoversi. Potrebbe piacermi o forse no. Ma ho come l'impressione la quantità di porte che ogni giorno apro o chiudo, le svolte che prendo o le pause che faccio tra una scelta e l'altra, sia aumentata vertiginosamente.
Ogni giorno potenzialmente in cima al mondo,  ogni giorno nella fossa più profonda.

Disturbo borderline di personalità?
Uhm. C'è chi sta peggio. Molto peggio

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mercoledì, 10 giugno 2009
Прасковья

Un po' di ricordi...

Ночь, уже не выследит - следы запутал снег,
Слегка касается. Красавица, опять
Тебя оставил твой любимый человек,
И снова ты должна любовь свою распять.
И снова ты должна любовь свою...
Девушка Прасковья из Подмосковья
С грустью и тоскою снова одна.
Девушка Прасковья из Подмосковья
За-за-занавескою плачет у окна,
На-на-на...
На-на-на-на.


Ночь, Луны овал лица провалится, с небес
В окно уставится. Останется смотреть,
Что в твоём сердце всё же нет свободных мест,
И снова ты должна любовь свою стереть.
И снова ты должна любовь свою...


Девушка Прасковья из Подмосковья
С грустью и тоскою снова одна.
Девушка Прасковья из Подмосковья
За-за-занавескою плачет у окна,
На-на-на...
На-на-на-на.


Свет с утра запутается в шторах и цветах,
Которые ты забываешь поливать.
Тебя не радует весна и пенье птах,
Ведь снова ты должна любовь свою распять,
Ведь снова ты должна любовь свою...


Девушка Прасковья из Подмосковья
С грустью и тоскою снова одна.
Девушка Прасковья из Подмосковья
За-за-занавескою плачет у окна,
На-на-на...
На-на-на-на

 

Уматурман - Прасковья

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testi

giovedì, 07 maggio 2009
Memento!

Reminder: ricordarsi di diffidare e non concedere nessun tipo di energia a quelle persone che ti sbandierano in faccia forza e maturità attraverso i loro presunti traguardi raggiunti (!) e che invece si rivelano stabili come un castello di carte in un tornado.

In caso di dimenticanza o distrazione, tatuarsi il seme delle picche in posizione facilmente visibile in modo da ricordarselo ogni momento. Il polso o l'avambraccio andrà benissimo ma è estremamente importante che sia il più grosso e scuro possibile per contrastare ogni scusa autogenerata di miopia.

Mi tocca tornare a farmi segnare la pelle. Se continuo così, entro cinque anni entrerò nel Guinness dei primati.
Uomo più tatuato del pianeta? No, coglione più tatuato del pianeta.

E c'è una grossa differenza...

Ricordati di ricordare.
Ricordati di ricordare.
Ricordati di ricordare.

E' estremamente importante.
Ricordare.

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giovedì, 30 aprile 2009
Per caso...

"Che danno ci farà un sistema che ci stordisce di bisogni artificiali per farci dimenticare i bisogni reali?
Come si possono misurare le mutilazioni dell'anima umana?"

Eduardo Galeano

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citazioni

martedì, 28 aprile 2009
Help wanted!

"Il Cyberpunk è una corrente letteraria e artistica nata nella prima metà degli anni ottanta nell'ambito della fantascienza, di cui è divenuto un sottogenere. Il nome si fa derivare da cibernetica e punk e fu originariamente coniato da Bruce Bethke come titolo per il suo racconto Cyberpunk, pubblicato nel 1983, anche se lo stile fu reso popolare ben prima della sua pubblicazione dal curatore editoriale Gardner Dozois. Il Cyberpunk tratta di scienze avanzate, come l'information technology e la cibernetica, accoppiate con un certo grado di ribellione o cambiamento radicale nell'ordine sociale.
Tra gli esponenti più noti vengono comunemente indicati William Gibson, per i racconti e romanzi fortemente innovativi e caratteristici dal punto di vista stilistico e delle tematiche, e Bruce Sterling, per l'elaborazione teorica. Bruce Sterling ha definito il cyberpunk come «l'integrazione del mondo high tech e della cultura pop, specialmente nel suo aspetto underground»."

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera


Detto questo, sto cercando altre sei mani che abbiamo serietà, motivazione, idee e attitudine al "gioco di squadra" per scrivere un romanzo cyberpunk partendo da un'idea per poi svilupparla insieme. La tendenza, in caso di risultato finale dignitoso, sarà quella di pubblicarlo in rete con licenza Creative Commons. In caso contrario, ci saremo divertiti e/o avremo fatto un interessante esperimento di brainstorming.

Piccola precisazione: perditempo, amanti della "k", e aspiranti assassini della lingua italiana non verranno presi in considerazione.
Particolarmente benvenuti gli amanti della Storia.
In fondo, parte tutto da lì.

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lunedì, 27 aprile 2009
Effetti collaterali da simbiosi Umano-Felino

Continuo a nutrirmi di scatolette. Dormo sul divano anche la notte. Gioco con tutti gli oggetti che ho in casa. Se mi si gratta la nuca emetto dei ron-ron soddisfatti.

Per fortuna non ho ancora iniziato a cagare sul tappeto.

Merda.

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lunedì, 20 aprile 2009
Oneri e onori...

Il dolore è bello. Quando sai che finirà.

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sabato, 18 aprile 2009
Flagello di Dio!

Attila, il piccolo mostro rosso, dorme il sonno del giusto. Ora che questa specie di Gatto con gli Stivali è arrivata a casa dello Zero, molte cose sono cambiate. Poco importa che come prima cosa abbia deciso di battezzare le ciabatte come lettiera portatile e che ne combini una dietro l'altra... gli basta un miagolio e un ron-ron sornione e compiaciuto per farsi perdonare tutto.

Noi umani siamo sempre destinati a perdere la battaglia della rabbia con queste tigri in miniatura. Piccoli musi sempre seri, anche quando mettono a segno una sequenza di cazzate impressionanti. Una dietro l'altra, senza tregua.

Ma, cosa più importante, posso ricominciare a vivere una simbiosi autentica. Lui dipende da me.

E io da lui. Più di quanto non voglia ammettere.

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martedì, 14 aprile 2009
L'orologio della Città Eterna...

Il tempo passato nella Città Eterna è sempre prezioso. In questi pochi giorni romani ho respirato per l'ennesima volta l'essenza del Tempo e le sue mille densità.
La sua storia. Millenni. Le sue istantanee senza tempo. L'Italia.
Gli amici cari. Decine di anni di conoscenze che si accumulano e non crollano mai. Anzi, solidificano. Granitiche.
Incontri di qualche ora con persone nuove. A volte di pochi minuti. Idee sempre nuove, nuovi soggetti di studio.

Una miriade di istanti, millisecondi. E ognuno di questi frammenti d'orologio racchiude in sè una piccola perla, una risposta che cercavo da trent'anni.

Ora tutto è più chiaro. E so esattamente cosa fare.
 

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giovedì, 09 aprile 2009
Regola di sopravvivenza...

L'automutilazione, per quanto contro natura, è un'operazione che, a volte, va eseguita. E senza troppe esitazioni.

Punto.

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martedì, 07 aprile 2009
Carta vetrata!

Alla fine di una giornata come questa, mi viene naturale pensare che sto vivendo una vita che non è mia. Un conato di vomito fatto di Nulla, un mucchio di parole sconnesse spiaccicate e trascinate su carta vetrata fino a sanguinare.
Date a una scimmia dei giornali, una forbice, della colla e un foglio su cui attaccare la sua anonima richiesta di riscatto e avrete un surrogato del mio cervello. Un'orgia di stati confusionali che si ammucchiano l'uno sull'altro, piccoli, bastardi mostri deformi.

Sarebbe divertente comparare i miei risultati con quelli dello scimpanzè. La parte più difficile immagino sia quella di trovare uno scimmietta e convincerla che fare dei patchwork  a caso è un gioco spassoso. Ovviamente senza forzarla e senza romperle troppo i coglioni... ma in Italia non è facile. Trovare la scimma? No.

Iniziare la giornata pieni delle migliori intenzioni, arrivare a sera per mandare tutto a farsi fottere. Troppi input e relativo sovraccarico del sistema.

System failure. Fail. Failed. System fucked up.
Ci ho fatto l'abitudine.

Guardarsi allo specchio e non riconoscersi.
Ho fatto l'abitudine anche a questo.

Callo cerebrale, altro conato di vomito e sensazione di soffocamento. Carenza d'ossigeno.
Negazione-negazione-negazione. La miglior cura? Vomitare parole.

Infatti sto già meglio. E Cheetah ha potuto finire indisturbata la sua banana.

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martedì, 24 marzo 2009
Check your results!

Riempire una zucca vuota con nozioni, acronimi e collegamenti ipertestuali può essere estremamente difficile e spossante, soprattutto se sono anni che non ci si applica nello studio.
I risultati arrivano, è vero. Ma con estrema e frustrante lentezza.

Faccio fatica. Più di quanta me ne aspettassi e superare questo scoglio sta diventando un'ossessione fatta di opzioni, scelte, asterischi e crocette. Risposte multiple a domande sbagliate.

Alti. Bassi.

La tendenza è quella di cercare di risolvere più problemi di quelli che creo o che mi cascano addosso ma questo, obiettivamente, non è poi così difficile. Il vero casino è sanare il pregresso con le poche energie rimaste.
Ma tutto sommato, queste sono proprio le situazioni "al limite" nelle quali sguazzo meglio. Distruggersi su più fronti per portare a casa qualche risultato è un'Arte.

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venerdì, 20 marzo 2009
La negatività degli estremi

"Poca cognizione è una cosa pericolosa. Ma anche molta."

Albert Einstein

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citazioni

martedì, 17 marzo 2009
Promemoria...

Ricordarsi di rimuovere i cd dei Disturbed e dei Limp Bizkit dalla macchina e portarli a casa.

Leggesi: utilizzare l'energia sprigionata dalla musica per fare le pulizie e NON per schiacciare il pedale.

Ce la posso fare. Forse.

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lunedì, 16 marzo 2009
Eleventh hour

L'ora che preferisco, l'ultimo spicchio dell'orologio. Alle undici di sera si può iniziare a salutare il giorno che volge al termine e iniziare a dedicarsi con la mente al successivo, senza fretta.
Ci si può perdere in una miriade di pensieri: gli incontri fatti, i ricordi di una vita che corre troppo. Strisciare tra le fantasie più umide o cavalcare l' American Dream.

Sessanta minuti tra inferno e paradiso con un comune denominatore. Ci si sofferma sempre su quello che si è fatto ma, soprattutto, su ciò che si farà.

E' l'ora in cui la stanchezza e il caos lasciano posto alla tranquillità e alla consapevolezza, quando l'imprevisto fa meno paura. Già. Perchè puoi addormentarti digrignando i denti o con un sorriso beffardo tra le labbra ma Il sonno ti traghetterà comunque verso un altro ciclo di ignoto. E un altro. E un altro ancora.

Sempre che, ovviamente, non ci sia qualcosa di meglio da fare che buttare via il proprio prezioso tempo dormendo.

Rivoglio la mia insonnia. La rivoglio, giuro.

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giovedì, 12 marzo 2009
Share knowledge, gain energy!

Regalo, presto, condivido. Raramente vendo. Svuoto casa e la riempio di nuovo. Vivere in uno spazio così ristretto mi ha costretto a catalogare e a cedere a titolo più o meno definitivo un sacco di oggetti. Oggetti di una vita, interessi di una vita.

Libri, dischi, fumetti, oggetti e tecnologie di tutti i tipi.

Il fatto è che, una volta iniziato, non riesci più a smettere.

Il senso di libertà e i sorrisi delle persone che ricevono prestiti o omaggi non hanno prezzo. Così come non hanno prezzo le loro opinioni e i loro feedback. Crescita di gruppo, nuovi spunti, nuovi modi di comunicare. Energia avvolgente di cui non posso e non voglio privarmi.

Una delle massime più intense di Fight Club affermava che "Le cose che possiedi, alla fine ti possiedono".

Niente di più vero.

Vero anche che, alla fine, sono quasi libero.

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mercoledì, 11 marzo 2009
Magic beans!

Scrivere quotidianamente sta ritornando ad essere una mia inderogabile priorità. Qualcosa in grado di dare un senso alla giornata, un impegno capace di regalare molto di più del piccolo sforzo che richiede.

Un minimo investimento di tempo per un grande ritorno di energie.

Il soggetto della scrittura non è importante. Può essere uno stupido post, una riflessione che va inchiodata su carta prima che voli via, il capitolo di un romanzo o due parole incise sulla corteccia di un albero.

L'importante è la traccia. Il seme. E' la pianta che ne può nascere, altissima, per poi avvizzire e morire in poche ore.

E rinascere il giorno seguente, più alta di prima.  

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lunedì, 09 marzo 2009
Overbooking

Un bel weekend in overbooking impreziosito da luce e clima che profumano di primavera.
Leggesi: poco più di 48 ore contenenti mille tasche per duemila cose da fare. Ne ho approfittato per sanare situazioni che andavano incancrenendosi e uscirne con un sorriso. Per fare una bella passeggiata all'aria aperta come non facevo da tempo, respirare e osservare tutto ciò che spesso, causa troppi impegni, non riesco a gustarmi.
Scoprire le bellezze di una città che non ho mai sentito mia, improvvisandomi guida turistica per amici in visita e divertirmi nel farlo. Monumenti e sapori.
Per stupirmi del fatto che le parole "moto" e "pista" riescono ancora a farmi saltare giù dal letto alle sei e mezza della domenica mattina, prima ancora che PdM inizi a trascinare mobili. Per emozionarmi tra il rombo dei motori, caschi e tute, per sentire la mancanza del mondo delle corse, così familiare fino a pochi mesi fa eppure così inspiegabilmente lontano.

Ma ancora per poco.

Riuscire a imbastire un pranzo in un attimo che soddisfi gusti particolari e riscoprire il fatto che tra i fornelli non sono affatto male. Vedere un piccolo capolavoro al cinema, uscire e perdermi in riflessioni sul corpo, sul tempo che passa, sulla miseria umana e ridacchiare all'idea di un viso, di rughe conosciute e di orologi biologici impazziti.

In tutto questo, sono riuscito a studiare, organizzare la settimana con i suoi impegni e con le sue persone da incontrare, aderire a nuovi progetti e proporne di miei.
Due giorni. Sembra incredibile. Soprattutto per il fatto che la vena produttiva si è estesa al lunedì con ottimi risultati.

Non mi sono ancora fermato.

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venerdì, 27 febbraio 2009
Test del mattino!

Siete nel vostro lettino ad assaporare gli ultimi istanti di tepore prima della sveglia, in un giorno qualsiasi della settimana, domenica inclusa. Tra le sei (!) e le otto, venite svegliati da fastidiosi rumori di mobili TRASCINATI a forza sul pavimento, da qualcuno che non ha un cazzo di meglio da fare che spaccarvi i coglioni in un momento in cui desiderereste soltanto un adorabile e confortevole silenzio.

Vi strazia il cervello. Peggio che gesso calcato con forza sulla lavagna.

Cosa fate?

A) Vi mettete dei tappi nelle orecchie e perdonate il simpatico bricconcello. Anzi, lo benedite per la sua vivacità mattutina. Il mattino ha l'oro in bocca, e chi dorme non piglia pesci!

B) Bofonchiate un pò, aspettate, vi rigirate nel letto, borbottate, accendete lo stereo per fare più casino. Tanto vi sareste dovuti svegliare lo stesso prima o poi, però che palle.

C) Vi mettete a gridare minacciandolo di morte e scaricate un rosario di bestemmie da far bollire l'acquasantiera del Duomo piu' vicino. Non bisogna MAI svegliare la Bestia durante il meritato riposo. MAI!

D) Rimanete impassibili, e fischiettando, piantate dei chiodi lunghi 15 centimetri nella vostra mazza da baseball in legno. Con un sorriso ebete vi preparate a calcarla con forza sul grugno del bastardo che vi rovina il sonno. Eventuali rimostranze verranno giustificate con un "Mi dispiace, soffro di sonnambulismo e se qualcuno mi sveglia durante una delle mie passeggiatine dell'inconscio, non rispondo più delle mie azioni".

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giovedì, 12 febbraio 2009
Prometeo. Sisifo.

Pazientemente attendo che l'insulsa macchina finisca il suo lavoro. Una linea verticale che scorre, raggiunge il tanto sospirato traguardo alla fine dello schermo per poi ricominciare senza tregua dal principio della barra. Una vita tra due binari, senza svolte nè uscite.
Un concetto di Eternità applicata.
E mentre il mucchietto di pixel  -che chiamerò Prometeo- continua il suo indolore supplizio informatico e mentre installa i suoi Fondamentali Aggiornamenti prima di chiedere un riavvio, io mi fermo.

Mi riapproprio del mio tempo. Penso.

Penso a una minuscola creatura nata poco più di una settimana fa. Mentre Prometeo arranca davanti ai miei occhi, lei sarà in un cesto caldo, impegnata a cercare il latte materno. Sarà aggrovigliata tra i suoi fratelli, tutta flebili miagolii e movimenti incerti da neonata. Sicuramente ignara del fatto di avere già un nome. Di avere qualcuno che la aspetta e che culla già nella mente il momento dell'incontro. Già amata.

Prometeo sembra fermo al 95% del suo cammino. Forse si è fermato a fare una pausa anche lui. Gli lascio tirare il fiato prima di prendere decisioni che farebbero di lui uno schermo nero d'oblio.

Penso alla televisione. Strumento di potere. Da stimolante ad oppio del cervello. Penso che vedere tre puntate di "Lie to me" mi abbia indotto ad osservare meglio il volto delle persone che mi circondano. A tentare di capirle di più, a cogliere sfumature di cui tutti noi siamo a conoscenza ma che spesso, volontariamente, ignoriamo.
Penso a tette giganti sbattute in prima serata, a battute senza senso, a dibattiti gridati nell'inutile battaglia di cosa è giusto e cosa no. Ma secondo chi? Chi siete voi per giudicare?

Perchè non state zitti, ascoltate, osservate?

So cosa è giusto per me. So cosa vorrei che le persone a me più care, facessero.
Se mai un giorno capitasse.

Vi prego.

Staccatemi.
La.
Spina.

 
C'è un tempo per vivere, Gattini in una cesta.
E uno per morire. Da esseri umani.

Non voglio essere Prometeo.

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