The quieter you become, the more you are able to hear...
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Più di *loading* neuroni bruciati
Sveglia alle sei, dolori muscolari / articolari a braccia e spalle, strana sensazione di bruciore agli occhi. Due minuti dopo, la scoperta di aver dormito con le lenti a contatto e di averle incollate agli occhi. Bestemmie in aramaico. Lavaggio viso e occhi che non ne vogliono sapere di restare aperti. Tentativo di lavaggio denti e tubetto di dentifricio finito con conseguente perquisizione del bagno in "stile spia che cerca un microfilm". Risultato: bagno completamente a soqquadro, per poi accorgersi che la nuova confezione era in bella vista. Bestemmie in cambogiano. Lavaggio denti e risciacquo... con acqua bollente. Urla che svegliano il palazzo e bestemmie in assiro-babilonese antico.
Vi abbiamo presentato: "Il buongiorno si vede dal mattino"....
Inizio a non poterne più dei weekend all'insegna del nulla. Parto animato dai più buoni propositi per poi spegnermi nella pigrizia che, a parte qualche sporadico lavoro che mi permette di riempire i miei vuoti, tende a dominare i miei sabati e le domeniche. Per fortuna tutto questo non durerà ancora per molto e presto potrò trasformare questi due giorni nei più belli della settimana, come è giusto che sia.
E poi, le giornate iniziano decisamente ad allungarsi, e questo non può che far bene all'umore. Sorrido, e mi preparo a una bella settimana di fuoco...
Era un ragazzo strano. Ne era consapevole e non era l'unico a pensarla così.
I primi a convincersene furono i suoi genitori: quel figlio, che da piccolo si era rivelato un autentico, iperattivo scellerato, che più di una volta aveva rischiato la vita con la bici e lo skateboard, si era trasformato in un adolescente timido prima, e in un giovane uomo silenzioso poi. Talmente silenzioso da rifiutare ogni tipo di dialogo che non fosse strettamente necessario, talmente schivo in pubblico da risultare quasi invisibile, se non fosse stato per quella sua inusuale caratteristica che colpiva chi lo incontrava di persona come un chiodo impiantato direttamente nel cervello.
Aveva gli occhi gialli. Ipnotici. Da predatore. Gialli, di un giallo miele paragonabile solo a quello dei leoni africani e crescendo, era diventato imprevedibile proprio come quei felini, con dei repentini scatti d'ira alternati a momenti di assoluta tranquillità che sarebbe potuta passare per apatìa.
Questi cambiamenti d'umore uniti a quegli occhi così particolari gli erano valsi un "Leo" come soprannome tra gli amici e i compagni sin dalla prima elementare. All'anagrafe era registrato come Daniel, ma quel "Leo" si adattava così tanto a lui che anche suo padre e sua madre presero a chiamarlo così finchè non divenne un'abitudine consolidata.
I genitori che pensavano di conoscerlo, nel tempo si erano accorti di avere a che fare con una persona al limiti dello stravagante, dal comportamento spesso inspiegabile: era sempre affettuoso con i suoi cari, non negava mai una carezza delicata o un abbraccio silenzioso alle persone cui voleva bene ma era capace di isolarsi dal mondo e chiudersi a chiave in camera per ore, lunghe ore nelle quali la sua presenza era evidente solo per dei sommessi, continui singhiozzi di pianto. Inoltre, quando usciva, teneva quegli occhi gialli sempre rivolti verso il basso e la sua timidezza, unita alla consapevolezza dell’essere “diverso” lo portava a distogliere lo sguardo anche quando parlava con qualcuno: cosa che gli aveva causato non pochi problemi quando era giunto il momento di cercare un lavoro, ma che era riuscito caparbiamente ad ottenere. Era diventato tecnico del suono in una piccola radio locale, un lavoro per il quale era naturalmente portato.
Le sedute psichiatriche consigliate dalla madre non avevano rilevato alcuna patologia o disturbo mentale, anzi… i genitori di Leo, avevano scoperto che l’intelligenza del figlio superava di gran lunga la media e che aveva una memoria simile a quella di un calcolatore. Riusciva a ricordare dei dettagli insignificanti risalenti anche a una decina di anni prima, ma solo quelli relativi ai momenti dolorosi della sua vita. Ricordava il colore, il disegno e le maglie del guinzaglio nuovo che aveva comprato al suo cane Snoopy, il giorno stesso in cui il vecchio Beagle aveva avuto un infarto. Ricordava l’ordine in cui i suoi compagni erano entrati in classe il giorno in cui il bidello, durante l’intervallo, aveva dato l’annuncio che la professoressa di Inglese non sarebbe più venuta a scuola: un malore improvviso aveva colto la bella, giovane donna e lei se n’era andata così, senza nemmeno aver avuto l’occasione di salutare i suoi studenti che amava così tanto. Ricordava. Ricordava nomi e cognomi di tutti i centoquarantatre presenti in chiesa al funerale di Anya, l’unica ragazza che avesse mai amato prima che un incidente d’auto in una piovosa notte d’autunno gliela portasse via.
Ma qualche dettaglio sfuggiva. Allo psicologo. Ai suoi genitori. Ai suoi amici.
“Coincidenze” avevano pensato.
Aveva preso il guinzaglio per il vecchio Beagle come ringraziamento per quegli anni di giochi spensierati e gliel’aveva messo prima che il piccolo cane se ne andasse a morire nel giardino dietro casa.
Aveva posato una delicata rosa bianca, nel cassetto della cattedra prima che il bidello entrasse in aula con gli occhi rossi e gonfi di lacrime.
Aveva pianto una settimana al telefono con Anya scongiurandola di non andare in auto a quel concerto, prima che il telefono di casa suonasse nel bel mezzo della notte cogliendo tutti di sorpresa.
Tutti ma non lui.
Lui vedeva. Gli bastava fissare quello sguardo da predatore negli occhi una persona solo un istante per vedere il momento esatto in cui l’anima avrebbe lasciato il corpo. Ma guardandosi allo specchio non riusciva a vedere la sua morte.
Ma quello che era davvero strano per lui, era che nessuno capisse, che nessuno, a parte lui, vedesse. Era solo. Disperatamente solo.
La magia continua, i nodi si sciolgono da soli, sempre più facilmente e la situazione non fa altro che migliorare, speriamo continui così. La felicità non è un momento, è uno stato d'animo che si sta mantenendo, anzi, sta aumentando nel tempo. Intendiamoci, i problemi di tutti i giorni non è che siano cambiati, e nemmeno il mio caratteraccio. Però non ne sento più il peso opprimente di qualche mese fa.
Si va avanti, giorno dopo giorno.
Perchè da oggi acquisisce un nuovo significato...
Ma quanta arroganza si spreca,
per quali mediocri orizzonti,
il senso di vaga impotenza,
di un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in giorni di pioggia.
Con quali blindate paure
confonde l' amaro tra i denti,
l'insipido blu polizia,
di un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in giorni di pioggia.
ma sai dirmi dove sei,
se ti chiedo dove sei,
ti nascondi dove sei.
Il vuoto delle tue certezze tra le tue pareti che ora
inchiodano il silenzio tra noi due disordine interiore
ma ordine nel paese prigioni tribunali cellulari o
forse chiese, paura della morte, paura della vita
paura che la vita sfuggendo tra le dita,
paura che diversa sarebbe anche possibile,
paura del diverso paura del possibile.
In quali silenzi riecheggia
la rabbia delle tue certezze,
perché non ci provi ad arrenderti
a un giorno di pioggia,
al gusto di pioggia,
in anni di pioggia.
Subsonica - Preso blu
Sono bastate tre ore di conversazione, centottanta minuti nei quali un fiume libero di parole ci ha travolti, cullati, scossi e rigenerati. Tre ore in cui ho capito che la base del nostro rapporto non è antisismica come avevo pensato fino a quel momento, ma assomiglia di più a un bunker antiatomico, sicuro e inattaccabile dal mondo esterno con tutte le sue ansie e le sue preoccupazioni. E da questa nuova certezza, riparto più forte di prima. Con te.
Mi ero scordato quanto è meraviglioso tornare a casa dopo un allenamento duro (soprattutto quando si è fermi da anni) e svenire sul letto ad un orario che, di questi tempi, non è adatto nemmeno ai bambini. E' fantastico.
Entrare in palestra, vedere tutti che danno il massimo ai sacchi, sul ring, sul soppalco, senza riserve... sentire il rumore dei colpi andati a segno, la respirazione e lo sforzo degli atleti in un ambiente davvero sereno è un'emozione della quale sentivo la mancanza. La volontà di migliorarsi e di superare i propri limiti rappresentata alla perfezione in un ambiente.
...che mi piombano allegramente sulla schiena. Ne porto uno, ne poso uno e altri cinque vengono caricati. Mi sento come una piramide con due piedini che va avanti barcollando nel suo deserto personale. In ogni caso, sono sereno. Levo un mattoncino alla volta e mantengo il resto del carico con gioia.
Piccoli passi. Uno dopo l'altro.
Dopo una sveglia così bella, la giornata mi sorride. Mi sento iperproduttivo e ho tutta l'intenzione di mettere a posto casa da cima a fondo... come non facevo da tempo! L'unica accortezza da prendere è quella di mettere i Red Hot Chili Peppers ad ALTO volume per non sentire i vicini che litigano e che potrebbero turbare la mia serenità zen...
E ora, sulle note di Fortune Faded, inizio la rivoluzione!
"So divine
Hell of an Elevator
All the while my fortune faded
Never mind, the consequences of the crime this time my fortune faded.
Come on God do I seem bulletproof?"
Crescendo, ho imparato quanto il dialogo sia importante. Le cose non dette sono quelle che, se lasciate a macerare per lungo tempo, fanno i danni peggiori. Meglio confrontarsi che nascondersi, non c'è alcun dubbio... e cerco sempre più quella strada, anche se all'apparenza sembra la più difficile.
E' tutto così bello e GIUSTO da sconvolgere, ancora una volta ogni mia sensazione. Resto senza le parole adatte per descrivere le certezze che si stanno scolpendo dentro di me. Dure come il titanio e meravigliose come il diamante. Sono felice.
Forse ho trovato un acquirente per il mio mostro... dopo anni di onorato servizio e tante emozioni vissute insieme, la mia moto sembra che migrerà verso posti più caldi dove potrà dare il meglio di se su tracciati pieni di curve e saliscendi. Mi fa un pò male al cuore pensare di separarmi dalla mia prima moto nuova, acquistata dal concessionario e pagata con due anni e mezzo di sacrifici ma è un percorso naturale e fa parte della mia nuova vita. E sono convinto che, per quanto riguarda le due ruote, la teoria del "chiodo scaccia chiodo" sia più che mai valida... un motociclista senza moto è come un culo senza buco.
Inutile.
E allora... Honda CBR 900, Ducati 749, Buell Lightning, Aprilia RSV Mille? La scelta sarà dettata da fattori "anatomici". Non vedo l'ora di andare dal concessionario ad emozionarmi: ogni volta è come la prima volta...
"Se non competi con nessuno, nessuno competerà con te"
Lao Tzu
Si va avanti, giorno dopo giorno. Sequenze impressionanti di impegni, nuove prospettive da sviluppare e troppe telefonate fatte ma rimaste senza risposta. Poco male. Sono perfettamente autonomo, anche se dimezzato... ma paziento perchè sento che tutto si sta muovendo nella direzione giusta, quella che rasenta la perfezione.
Per il resto, che dire? Avere dalla propria parte il mondo, potrà anche essere una cosa confortante ma non per questo necessaria. Molto meglio essere sempre in discussione, far finta di non sentire e analizzare solo le critiche costruttive per migliorarsi. Scusami mondo, ma non ho tempo per le tue stupide chiacchere, ci sono cose ben più serie da definire prima... e, fino a prova contraria, so esattamente quali sono le mie priorità.
Zero a Zero Uno - Chiudo
Sono sereno e felice per tanti ottimi motivi... mi sembra di essere rinato, che i sacrifici fatti fin ora mi abbiano portato all'opportunità di poter cogliere tutto il bello della vita, senza rinunciare a niente. E' tutto così POSSIBILE da lasciarmi senza fiato, mi sento strafatto di questa esistenza che solo pochi mesi fa mi sembrava così inutile e vuota. E' questo l'effetto dell'ultimo viaggio? O era solo un punto di partenza che mi ero prefissato e che ho rispettato pienamente? Non ho la risposta, ma so di essere motivato. Deciso a giocarmi il tutto per tutto senza riserve, in tutti i campi. E andrà tutto bene.
Fanculo San Valentino!
E nuova pagina della nuova vita. Sto rispettando tutti gli impegni che mi sono preposto: da stasera si ricomincia con l'attività fisica. Mi sento bene, il corpo sta ritrovando parte degli antichi splendori, e la situazione non potrà fare altro che migliorare. Fare massaggi è un'attività faticosa, si cede totalmente la propria energia alla persona che si sta trattando ma è bellissimo vedere il risultato finale di questo "travaso". E c'è da dire che sto imparando giorno dopo giorno a conservare le forze e a minimizzare gli sprechi... e si vede.
La terza cavia sta bene, ha avvertito subito dei benefici mentre io sono sempre meno indolenzito dopo l'ora e mezza quasi canonica di pressioni, palmate, trazioni. E il Muay Thai mi aiuterà a indurirmi ulteriormente, ad aumentare resistenza, scioltezza e determinazione.
Non un passo indietro.
...se ci sei, fai in modo che questa giornata finisca presto. Non voglio impazzire di pensieri. Voglio solo spegnermi serenamente e risvegliarmi domattina, pronto ad affrontare la giornata con il sorriso sul volto e, magari, regalarne qualcuno alle persone che amo...
Vorrei piangere, ma di lacrime non ne ho. Porgo la mano, ma sembra che sia invisibile e non viene stretta. Scoppio dalla voglia di dare e invece , impotente, sono costretto a implodere. A metà tra un buco nero e una supernova.
...che nemmeno so descrivere. Ma oggi proprio, non riesco ad essere felice, nonostante la mia seconda cavia sia sopravvissuta e abbia tratto pure qualche beneficio.
Oggi sono solamente io. Nell'abisso della mia apatìa...
Due mesi. Due mesi e spicci, e tornerò in Thailandia. Ho deciso di ripetere l'esperienza, ma con meno affanni. Più giorni, meno impegni, più tempo per girare per templi, parchi, mercati... e spiagge incontaminate. Più il corso di riflessologia per aumentare le competenze nel campo del massaggio. Stavolta voglio assaggiare l'essenza di un paese che mi ha affascinato così tanto da non poter fare a meno di ritornarci per gustarmelo a fondo. Partenza stimata per Aprile - Maggio.
Speriamo di poter raggiungere anche questo traguardo.
Ah, a proposito, la cavia sta bene. A parte dei dolorini alla pianta del piede e alla schiena (che oggi dovrebbero essere passati) sono riuscito a sbloccarle il collo che era la parte più critica, comune a tutti gli operatori di videoterminale. Un mezzo successo insomma...
Il primo esperimento effettuato ieri sera è stato un successo... la cavia è sopravvissuta! Oggi scopriremo se ha tratto dei benefici dal trattamento...