The Chaos Engine - RegoleZero

The quieter you become, the more you are able to hear...

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Più di *loading* neuroni bruciati

 
venerdì, 31 marzo 2006
Main event!

Ci siamo quasi. Ancora poche ore ed inizierà un weekend che vivrei volentieri in una camera d'ibernazione. Addormentarmi oggi pomeriggio, svegliarmi lunedì mattina. O anche tra mille anni, in puro stile Futurama, tanto dubito che sarebbe il mio tempo. Comunque, non avendo la fortuna di poter disporre di questa tecnologia nel salotto di casa, mi preparo ad affrontare questi momenti nel miglior modo possibile, sempre che ne esista uno.

E' una battaglia impari. Sono destinato a prenderle... sono troppo vecchio per fare il pugile. Non ho più la leggerezza dei ragazzini nè il loro senso di invincibilità. I ricordi picchiano duro e, spesso, sono molto più forti di noi.

Il paradenti è inutile, non lo metto nemmeno. Sapevo che c'era la possibilità che mi ritrovassi in questa situazione fin dal primo giorno e ho messo in palio tutto quello che avevo e che potevo dare. Mi andava benissimo. Mi va benissimo. Mi andrà benissimo.

Ho ancora i miei brandelli di cuore. Sono più che sufficienti per restare in piedi.

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giovedì, 30 marzo 2006
Il filo d'Arianna brucia!

Labirinto di pensieri. Date che erano destinate ad altri scopi, che dovevano segnare altri traguardi. Mi ritrovo a guardare il calendario, con quei segni tra Marzo e Aprile e resto solo come il mio neurone ingrippato. Come li vivrò? Dov'è finito il filo d'Arianna per uscire da qui? Se tutto questo ha un senso, qual'è? Sono stato preso per rinunciatario? Si può peccare di TROPPO amore e alla fine essere scambiati per indifferenti dopo essersi praticamente mutilati? Un passo avanti. Strada chiusa, torna indietro e cambia bivio. Chiuso anche qui. Torna indietro, c'è la siepe. Gira. Di qui ci sono già passato.

Il filo brucia. E io ho perso la strada.

Da grande voglio fare il Minotauro, non quel perdente di Teseo. E perdermi nel mio labirinto...

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mercoledì, 29 marzo 2006
Febbre

Perchè mi sta consumando... dentro...

 

Febbre
No, non posso stare qui
Non vuoi piu` stare qui
Vento, ghiaccio
Mi trasforma in fuoco
Febbre!
No, non vuoi piu` stare qui, no
Non posso stare qui
Oh!
Vento, ghiaccio
Vento, fuoco
Febbre!
No, non posso stare qui
Ferma la mia sete
Bevi la mia, la mia, bevi la mia febbre
Il cuore e` solo un muscolo impazzito
Vento, ghiaccio
Vento, fuoco
Vento, ghiaccio
Vento, fuoco
Vento, ghiaccio
Ferma la mia sete!
Bevi la mia febbre!

Litfiba - Febbre

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musica, testi

martedì, 28 marzo 2006
Uno Zero non fa primavera...

Cielo grigio. Un cocktail di nostalgia e speranze. Tutto è cambiato. Tutto, o forse niente. I sentimenti rimangono immutati, i sogni non sono scomparsi: sono solo avvolti dalla foschia, mista a questa pioggerella che con il suo lieve picchiettare porta un carico ben più importante di ricordi. Guardo fuori dalla finestra e... sorrido.

Che male c'è? Che male c'è se non ho mai smesso di crederci? La primavera arriva. La primavera arriva sempre.

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No mercy!

Di più. Di più. Vietato fermarsi. Ancora una serie. L'unico modo per provare a dormire è quello di massacrarsi d'addominali. Un'altra serie. Fino a scoppiare.

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lunedì, 27 marzo 2006
Tra amici

"Chiunque può simpatizzare col dolore di un amico, ma solo chi ha un animo nobile riesce a simpatizzare col successo di un amico"

Oscar Wilde

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citazioni

sabato, 25 marzo 2006
Se la volgarità vi irrita, non leggete. E non dite che non vi avevo avvisato.

Ennesima sigaretta. Non è nemmeno farcita ma mi regala un mini-down, che va a braccetto col delirio mattutino di un merdoso sabato ordinario. Dovrei fare un sacco di cose e non ho voglia di muovere un dito... se potessi mandare affanculo il mondo intero con un sms globale, una videoconferenza su maxischermi strategicamente piazzati, penso che lo farei. Raggiungere la popolazione mondiale. Un pò come lo spot Telecom (bellissimo, e non in senso ironico dato che mi faceva venire i brividi) di qualche tempo fa con Gandhi che, se avesse potuto comunicare così.... 

E se IO ora potessi comunicare così?

Non risparmierei nessuno. Non perchè non abbia rispetto della sofferenza altrui, sia chiaro. E' solo che questa vita mi sembra proprio una farsa, una gran presa per il culo. Ci sbattiamo come uova da zabaione per restare in piedi. Fanculo. E' ridicolo. Non siamo capaci di vedere una cosa buona nemmeno se ce la piazzano a venti centimetri dalla faccia e giriamo giriamo giriamo tra mille seghe mentali e timorosi del giudizio altrui. Non siamo MAI contenti.

Signori, parliamoci chiaro. Lo affermo con una incredibile serenità. Me ne fotto altamente del vostro giudizio, della commiserazione, delle frasi di circostanza. Già non sopporto più i "Come va?", mi fanno venire l'orticaria. E come cazzo deve andare? Provate a prendervi un tram nel culo, e forse ne avrete un'idea. Anzi, molti di voi sapranno già cosa vuol dire, ci siete già passati vero? Ma sentirmi dire "E' capitato anche a me, vedrai che passa, il tempo guarisce tutto" non mi consola affatto, anzi mi fa girare ancora di più i coglioni. Ognuno vive la vita a modo diverso, sente la vita in modo diverso. Ama in modo diverso. Se voglio crogiolarmi nel mio dolore, lo faccio e basta. Se voglio abbandonarmi a una sola flebile e quasi comatosa speranza, lo faccio. Se voglio essere una merda di persona, lo sono e basta. Che forse, poi, è la mia vera natura. E chi mi conosce bene, lo sa.

"Poverino" - "Mi dispiace" - "Oh, un gioiello di ragazzo così, da solo, che peccato". Per cosa? Per fare finta che vi interessi? Ma finiamola. Non sono negativo, sono realista. Se ho voglia di raccontare i cazzi miei non lo faccio certo per essere compatito, magari lo faccio a scopo terapeutico, ma con l'effetto finale inverso. Tantovero che da oggi, la sfera sentimentale-emotiva è chiusa a tutti tranne che alla diretta interessata.

Se vi sentite in colpa dopo aver letto questo, vuol dire che avete la coda di paglia. Io guardacaso, mi sento molto, molto meglio. Una grande prova del mio ineguagliabile egoismo. Le vera natura dello Zero.

FTW

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venerdì, 24 marzo 2006
Semplicemente...

No, non sono morto. Non sono scappato in Ghana e non sono nemmeno stato rapito dagli alieni. Non mi hanno tagliato la linea telefonica a causa di bollette insolute e non mi hanno mozzato le dita. Riesco ancora a scrivere su questa tastiera ma la voglia di comunicare i miei pensieri proprio non c'è stata.

Semplicemente... ho mentito a me stesso. "Ho simulato un invidiabile benessere" direbbe Carmen Consoli.

E' il mio modo di reagire alle difficoltà. Chiudere tutte le porte, fare pulizia interna e riaprire quando la situazione raggiunge un accettabile apparenza di normalità. Perchè di apparenza si tratta.

Ma dentro, sento l'irrefrenabile bisogno di ululare e di tirare zampate al muro fino a strapparmi gli artigli.

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lunedì, 20 marzo 2006
Occhio alle truffe!

Per vostra informazione, ricevo e rigiro. Non vorrei che altri maschietti si trovassero in situazioni così spiacevoli...

"Ho pensato di mettervi in guardia cosicché possiate evitare di rimanere vittime di questa incresciosa truffa. Non so quanti di voi fanno spesa all'IKEA, ma questo avvertimento può tornarvi utile, mettendovi in guardia da un subdolo raggiro capitatomi mentre mi trovavo nel parcheggio davanti ad un negozio IKEA e che potrebbe capitare anche a voi. Ecco come funziona la truffa: due bellissime ragazze sui 18 o 20 anni si avvicinano alla macchina mentre stai collocando nel baule i tuoi acquisti. Iniziano a pulirti il parabrezza con delle spugne, facendo
quasi balzare fuori i seni dalle loro camicette strettissime, mentre lavorano. Quando alla fine le ringrazi e offri loro una mancia, declinano i soldi e chiedono invece un passaggio fino all'IKEA dall'altra parte della città. Acconsenti, e salgono sul sedile posteriore. Mentre guidi, cominciano a lesbicare una con l'altra. Quando poi arrivi al parcheggio dell'altra IKEA una di loro sale sul sedile anteriore e ti fa un ... micidiale, mentre l'altra, a tua insaputa, ti ruba il portafoglio.
Con questo biasimevole sistema, mi hanno rubato il portafoglio martedì, mercoledì, due volte giovedì, ancora una volta sabato, poi ieri e, probabilmente, di nuovo stasera."

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echi dal web

Surplus energetico

Troppa energia in corpo che rimane inutilizzata. Mercoledì sera mi toccherà andare a correre fino allo sfinimento. Che, forse, è la cosa migliore da fare, prima di impiegare quel giorno della settimana in attività più impegnative.

Più forte. Migliorarsi. Più resistente. Migliorarsi. Più veloce. Migliorarsi.

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domenica, 19 marzo 2006
Riflessioni da divano...

Seduto sul divano con l'ultima sigaretta che si consuma lentamente tra le dita. Nuvole di fumo e "Four Rooms" in tv, ma non riesco o non voglio seguirlo. Discorsi senza senso, pensieri che si rincorrono. Apatìa che domattina svanirà, consumata dai riti del lunedì, un tavolo pieno di cianfrusaglie da riordinare.

Faccio ordine. Cerco obiettivi a breve termine.

La domenica sera è puttana. Ma serve.

Sorrido

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Dimostrazioni

Ho bisogno di dimostrare a me stesso che la volontà e la determinazione possono rendere raggiungibile qualsiasi traguardo. E' giunto il momento di dare un giro di vite e iniziare a crearmi il futuro piuttosto che stare a guardare, aspettando chissà cosa. Le idee riguardo il "cosa fare" sono già chiare, ora rimane la selezione del posto. E' una scelta importante perchè deciderà prima di tutto la città dove probabilmente andrò a vivere per almeno una decina d'anni, e poi perchè ritengo che ogni città abbia una personalità sua, un'anima che si respira attraversando le sue strade e mischiandosi con i suoi abitanti.

Entro Giugno vorrei essere almeno sicuro della mia scelta, trovare la zona ideale e iniziare a tartassare le agenzie alla ricerca dell'immobile...

 Bologna? O Rimini?

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sabato, 18 marzo 2006
Le beffe del S. Patrick's day...

Serata tranquilla ieri sera... nonostante al mio ritorno a casa avessi trovato nella casella delle lettere quegli inviti, spediti quando tutto questo sembrava impossibile, con la tua calligrafia sopra e fossi rimasto lì a guardarli senza dire niente per dei minuti che mi sono sembrati interminabili. Sono uscito. Serata tranquilla tra amici vecchi e nuovi, bowling prima (163 punti non sono bruscolini) e pub dopo (io adoro le caraffe da un litro, soprattutto se piene di Guinness... e se c'è la possibilità di riempirle ancora). Sono tornato a casa non tardissimo ma senza pensieri. E devo essere stato davvero un bravo ragazzo, socialmente frizzante, perchè alla fine sono uscito con una sciarpa nera e il cappellone a cilindro col trifoglio con l'arpa irlandese in bella mostra. E giuro che non li ho rubati ...anzi... sono stato inseguito e me l'hanno consegnato di nascosto perchè altrimenti il resto del pub avrebbe protestato...

Venerdì 17. Uno come tanti. Ma sfortunato proprio no...

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venerdì, 17 marzo 2006
Istantanee

Il mio ultimo tributo a quello che è stato. Il mio primo tributo a quello che sarà.

 

Occhio distratto, mirino sopra il mondo,
apro, una lancetta seziona il pomeriggio, vuoto.

Senza parole ascolto la mia strada
senza parole e il tempo di decidere
senza parole mi muovo incontro ai giorni
senza parole ricorderò di te
senza parole è il ritmo della strada
senza parole il suono delle cose
senza parole il silenzio di un addio
senza parole ricorderò di te.

Inquadro istantanee, finestra sopra il giorno,
guardo, figure mosse scenario senza suono, vivono.

Senza parole ritorno alla mia strada
senza parole ma spazio per decidere
senza parole rimpiangerò quei giorni
senza parole ricorderò per te
senza parole e il suono della strada
senza parole con nervi che improvvisano
senza parole né sogni né orizzonti
senza parole la tazza di un caffè

senza parole nel traffico del mondo,
vivo, inquadro istantanee orbitando sul mio giorno
guardando contro sole la vita che si muove.

Subsonica - Istantanee

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musica, testi

giovedì, 16 marzo 2006
Giorno dopo giorno.

Giornate tutte uguali. Senza senso.

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mercoledì, 15 marzo 2006
Il sacrificio

Un forte tonfo lo svegliò. Aprì lentamente gli occhi e si ritrovò a fissare una sottile lama di luce che entrava da uno squarcio nella parete irregolare mentre tutto l'ambiente attorno a lui era immerso nelle tenebre. Dov'era finito? L'uomo tirò su il busto e si mise a sedere cercando di ricordare cosa fosse accaduto mentre controllava in maniera metodica il suo equipaggiamento. Il lungo coltello dalla lama seghettata era ancora infilato nei suoi pesanti anfibi, le granate erano ancora appese alla giberna. Due dei quattro caricatori che erano solitamente infilati nel suo giubbotto mimetico erano andati perduti ma tastando accanto a sè trovo il suo inseparabile fucile. Sorrise. La cinghia della tracolla era rotta ma il peso dell'arma da fuoco tra le sue mani gli diede subito la forza d'animo necessaria per affrontare la situazione d'emergenza nella quale sembrava essere finito.
Non ricordava niente. Niente, a parte il fatto che la sera prima era rientrato da una importante missione antiterrorismo che purtroppo si era conclusa in anticipo, proprio mentre stava acquisendo il suo bersaglio, a causa di un'improvvisa trasmissione radio proveniente dalla base. Per ordini diretti del suo Generale era rientrato in tutta fretta al campo e dopo un breve debriefing era andato a dormire nella sua tenda.
Nutriva una specie di adorazione nei confronti del Generale. Proprio quest'ultimo l'aveva scelto tra una miriade di altri soldati in un freddo pomeriggio di metà Dicembre, lo aveva elevato di rango, portato nei suoi alloggi e gli aveva affidato missioni di natura sempre più rischiosa ma del quale lui andava orgoglioso. Gli aveva dato mezzi d'avanguardia e equipaggiature tecnologicamente avanzate e lui, in cambio, metteva tutta la forza fisica, la passione e la dedizione spirituale nell'adempimento del suo incarico, piccolo o grande che fosse. Ma la cosa che più adorava, è che, nonostante la differenza di grado, il Generale non lesinava mai una parola di conforto nei suoi confronti anche se la missione andava storta o se qualche imprevisto costringeva il soldato a rientrare.
Ma non era il momento per i sentimentalismi. Cercò la radio. Aveva bisogno di comunicare la sua posizione: sapeva che se fossero riusciti a tracciare il segnale dalla base avrebbero potuto tirarlo fuori da lì: si mise a rovistare in mezzo alla sporcizia che c'era attorno a lui. Solo in quell'istante si accorse del tanfo nauseabondo che sembrava ristagnare nell'aria. Odore di decomposizione, non sapeva nemmeno definire se fosse vegetale o animale. Tappandosi la bocca si mise a spostare le macerie, i rifiuti, le ingombrante lamine di metallo che sembravano circondarlo, alla ricerca della preziosa radio. Trovo tutt'altro. Con un moto di disgusto lascio cadere ciò che aveva appena raccolto. La testa del terrorista che stava pedinando solo il giorno prima nella fitta giungla rotolò ai suoi piedi facendo un rumore macabro. Vacillò.
Stringendo il coltello corse incespicando fino allo squarcio nella parete e colpì con tutta la forza che aveva in corpo. La lama entrò, trapassando una resistenza quasi gommosa. Vi si appese e spinse verso il basso, la parete si aprì come se fosse un tendone di plastica...

Guardò attraverso il passaggio che si era creato con la forza e fu allora che urlò. Un urlo sovrumano, colmo di dolore. La sua voce uscì e si perse tra i rumori della strada che gli si parava davanti. Non era un tendone di plastica. Era un sacchetto di un supermercato...

Era stato gettato via. Buttato nei rifiuti. Spazzatura.

Com'era possibile? Erano passati solo tre mesi e lui non aveva mai tradito la fiducia del suo Generale, anzi. Aveva dato tutte le sue energie nelle massacranti sessioni di gioco del doposcuola. Aveva fatto il suo dovere per amore, per passione, Aveva conquistato il deserto di sabbia del parco, aveva nuotato nelle profondità della vasca da bagno, aveva cavalcato Jimbo, il terrificante Rottweiler del Generale (e ne era stato anche qualche morso qualche volta), e insieme al Generale avrebbe fatto del mondo un posto migliore, ne era certo. Avevano grandi progetti loro!
Ma ora? Doveva trattarsi di un errore, Non poteva essere vero. Doveva scoprirlo a tutti i costi, aveva bisogno di capire perchè, di sentire dalla voce del suo comandante che le missioni non erano finite e che questa scomoda situazione era il risultato di un incidente diplomatico. Con il cuore gonfio d'ansia e di preoccupazione uscì e si preparò alla lunga marcia. Grazie al suo addestramento, capì subito che era all'angolo della strada, vicino al semaforo, dove i sacchi venivano lasciati in attesa che gli addetti alla Raccolta Differenziata passassero a ritirarli. Tornare alla base che distava almeno una cinquantina di metri sarebbe la missione più importante della sua vita. Deciso, si lanciò dal marciapiede e iniziò ad attraversare la strada.

 
A bordo della Renault Megane di famiglia, il piccolo Gabriele raccontava alla mamma la sua giornata di scuola, con quella spensieratezza tipica della sua età, l'entusiasmo di un bimbo di sei anni che scopre il mondo per la prima volta. I litigi con quell'antipatico di Andrea, le uova della mensa che non erano buone (perchè a suo parere, dentro non avevano il pulcino), la maestra Fernanda che, poverina, era scivolata durante la ricreazione e allora erano venuti i signori dell'ambulanza perchè pensavano che si fosse rotta una gamba, erano gli argomenti del giorno e la mamma ascoltava divertita tutto quello che quella piccola peste le riferiva. Si avvicinavano ridendo e scherzando a casa così come la prospettiva di un normale pomeriggio di panni da stendere e stirare per la mamma, e a base di merenda, cartoni e giochi per il bambino. Quello che Gabriele non sapeva era che la mamma aveva gettato via i suoi soldatini preferiti perchè un eminente psicologo li aveva bollati come "antisociali" e "potenzialmente pericolosi" per le fragili menti dei pargoli della nazione ma la mamma sperava intensamente che Gabriele non ne facesse un dramma. Dopotutto, l'aveva fatto per il suo bene: lei era una mamma moderna, pronta a captare tutti i consigli dei più eminenti esperti di psicologia infantile, e dei migliori pediatri pur di fare di suo figlio un bambino sereno, equilibrato e felice, E poi, i bambini, ci mettono poco a dimenticare, anche se quei soldatini erano diventati una specie di ossessione per suo figlio. Li portava dappertutto, il marines dai capelli corti e il viso serio, e l'altro, quello brutto, col passamontagna e i tatuaggi.

Entrati nel lungo viale dove abitavano, l'atmosfera nella macchina era un tripudio di divertimento tra boccacce del bambino e le imitazioni della mamma di personaggi famosi. Ancora un semaforo e avrebbero parcheggiato davanti a casa. Interrompendo la sua versione di Jim Carrey in "The Mask", la mamma notò che il verde era scattato e partì con un insolito sprint. Accadde tutto in un attimo. La donna vide con la coda dell'occhio la sagoma bianca e rossa e i fari abbaglianti accesi del grosso furgone che, per la fretta di passare con il giallo, aveva calcolato male i tempi e ora si stava precipitando su di loro ad alta velocità. Non avrebbe frenato in tempo. Li avrebbe presi in pieno sulla fiancata, ne era certa, Quella del passeggero.
Non... non... non...
Si allungò istintivamente verso il sedile del passeggero, abbracciando il figlio e facendogli scudo con il corpo.
Un fischio di gomme così forte da far male, da far chiudere gli occhi. Un boato.
Nessun rumore di lamiera schiantata, nessuno botto dell'airbag in apertura, nessun clacson bloccato. Niente di niente. Pochi, eterni, secondi.
Riaprirono gli occhi. Il furgone del corriere si era ribaltato davanti a loro, su un fianco e il giovane conducente stava gia' cercando di uscirne attraverso il finestrino, balbettando delle scuse. La mamma strinse il figlio ancora una volta, si assicurò che stesse bene e scese dalla macchina mentre una piccola folla di curiosi iniziava ad ammassarsi all'incrocio domandandosi cosa fosse accaduto.
Nemmeno lei lo sapeva. Quale angelo aveva evitato quella che le era sembrata una collisione inevitabile? Quando arrivò al furgone, rimase incantata a guardarne la gomma anteriore sinistra che ancora girava. Girava. Girava sempre più piano fino a fermarsi del tutto.
Là, conficcato nel battistrada ormai squarciato, c'era un pezzo di plastica verde. Lo tirò, con delicatezza e venne fuori senza alcuno sforzo.

Lo guardò, e ci vollero alcuni istanti prima che capisse cosa fosse.
Era il piccolo braccio di un soldato giocattolo, con ancora il minuscolo coltello saldamente incastrato nella mano.

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racconti

martedì, 14 marzo 2006
Mai più battaglie

Il Nero ha vinto. Il Nero vince sempre.

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La bomba Zero!

Ieri è stata dura. Molto dura. Non so se tutto questo possa essere paragonato a una crisi d'astinenza ma ogni tanto mi ritrovo in lacrime, con un senso d'angoscia addosso che rasenta la disperazione. Basta poco: una canzone, un collegamento mentale rapidissimo, un flashback, una frase scritta su un muro per mettermi in ginocchio... e così piango, rifletto, mi rialzo. 

Sono una bomba a carica variabile, impossibile dire come e quando esploderò. Quello che mi stupisce comunque, in tutto questo dolore, è che nella mia battaglia interna, il Bianco vince. E con lui, la speranza di vedere realizzati tutti quei progetti che sono molto più che semplici sogni ad occhi aperti.

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lunedì, 13 marzo 2006
A pennello!

Niente di meglio per rappresentare la mia schizofrenia... mi sa che mi toccherà riguardarlo per la ventesima volta...

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Il mio Nemico

Ogni volta che la situazione diventa difficile, TU torni all'attacco. So chi sei, da sempre, ma riesci a terrorizzarmi come nessun altro. Ogni volta che ho a che fare con te è come se fosse la prima... cerco di evitare lo scontro ma non si può, mi trovi sempre nonostante i miei tentativi di ripartire da zero, di crearmi una nuova vita.

Tu con il tuo carico di menzogne, la tua rabbia, il tuo disarmante egoismo che punta solo a farmi del male. Tu, con le tue promesse non mantenute, le tue maschere e i tuoi colpi proibiti. Ogni volta che ti combatto, sistematicamente perdo. Ne esco con le ossa rotte e il cuore spezzato perchè sai fin troppo bene dove colpire. Mi conosci alla perfezione e non mollerai finchè non mi vedrai stramazzare a terra, completamente inerme e inaridito. Senza vita.

Ma stavolta non sarà così. Stavolta ho un motivo più che valido, e un uomo che difende qualcosa che per lui è più importante della sua stessa vita, è come una leonessa che difende i cuccioli, non si ferma davanti a niente. E' letale.

Stavolta lotto per il bianco. Quel bianco che tanto volevo e che da tre mesi si fa strada dentro di me. Non lascerò che mi venga portato via, lotterò con le unghie e con i denti. A costo di morire in battaglia ma senza lasciar intravedere segni di cedimento, di aver subito ferite profonde e insanabili. Saldo, come una colonna di pietra nel deserto.

Ti affronterò da solo. Come ho sempre fatto. Perchè sono IO il mio peggior Nemico.

IO contro Il mio lato oscuro.

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