Gone with the flow - RegoleZero

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mercoledì, 28 febbraio 2007
Il momento giusto

L'idea non è male. Ed è relativamente facile da realizzare, soprattutto con l'aiuto di un esperto in materia. Che sia il momento giusto per rischiare qualcosa? Che sia la porta d'ingresso di un mondo dorato dove le idee valgono davvero qualcosa?

Vediamo. Proviamo. Provare non costa nulla (o quasi).

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martedì, 27 febbraio 2007
Fisico ko, testa ok

Sono stati giorni di malessere fisico, ma non mentale. Ne porto addosso ancora degli strascichi ma il peggio è passato, e ha lasciato spazio a progetti e voglia di fare. Voglio spremere fino all'ultima goccia le prossime giornate, e gustarmele in tutte le loro sfumature: è strano come anche le piccole indisposizioni possano ridare valore alla vita di tutti i giorni...

E per festeggiare lo stato di grazia ritrovato, presto organizzerò una visita a questo museo. I ricordi fantastici della mostra di qualche anno fa stanno pian piano perdendo in definizione, forse è il caso di dare una rinfrescata alla memoria!

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venerdì, 23 febbraio 2007
L'omino di muco

Oggi vi parlero' dell'omino di muco, una creatura mitologica che si manifesta più o meno un paio di volte l'anno portando il suo carico di catarro e mal di gola. L'omino di muco è bastardo: oltra che a comunicare con il mondo esterno attraverso una spiacevole voce nasale, ha una particolare attitudine a produrre rumori molesti, è facilmente irritabile ed è sgradevole d'aspetto. Tossisce in continuazione e non dorme. Cazzo, non dorme MAI! E' quasi peggio della sua controparte femminile Sadako, diventata famosa grazie a quella piccola parte nel film "The Ring", che anche l'omino di muco avrebbe potuto fare, data la scarsa abilità recitativa della ragazza del pozzo... Dettagli. L'omino di muco, per la maggior parte del tempo, si rotola nel suo giaciglio bestiale, occhi rossi e lucidi immersi nella notte, sempre in movimento. Suda in continuazione. Ogni tanto si alza per andare in bagno a scaricare i suoi figli, i letali pallini di catarro, finchè non giunge l'alba. E lì scatta qualcosa, un mistero di inspiegabile natura: come per gli zombie, il corpo posseduto sembra avere ancora un'immagine residua di coscienza e quindi si trascina verso i luoghi familiari dell'organismo ospite, sputacchiando e smadonnando. In questo caso, raggiunge il posto di lavoro. Finge di fare le solite cose anche se interagisce poco con i colleghi: al massimo alza una mano per fare un cenno di saluto. In realtà sta creando altri omini di muco per avviare il suo piano di conquista del mondo. Ah, e conserva pure l'abitudine di aggiornare il blog!

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giovedì, 22 febbraio 2007
Occhio lucido, cervello molto meno!

Era tanto, tanto tempo che non andavo a letto alle 22.30 per cercare di garantirmi almeno otto ore di sonno per recuperare un pò di energia.
Era tanto, tanto tempo che non stavo sveglio praticamente tutta la notte per cercare la posizione che mi rendesse possibile il semplice atto di respirare.

Forse, il peggio è già passato.

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mercoledì, 21 febbraio 2007
Autoproduzione di problemi...

"La gente preferisce rimanere in mezzo ai problemi per continuare a lamentarsi e sentirsi misera, invece di capire che i problemi sono autoprodotti. Totalmente."

Chuck Palahniuk

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citazioni

martedì, 20 febbraio 2007
Dove sono finiti i miei superpoteri?

Non riesco più a fermare il tempo. Scivola via così in fretta da lasciarmi senza parole... e anche il blog ne risente nel suo triste mutismo, silenzioso testimone di giorni svaniti troppo rapidamente ma non per questo dimenticati.

Sempre di corsa. Sempre più indaffarato. Sempre più veloce.

Corro.

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sabato, 17 febbraio 2007
Amon - La Sesta Prova

Il cavallo baio lanciato al galoppo iniziava ad accusare la fatica accumulata durante il lungo viaggio e dava i primi segni di cedimento. La bava scendeva copiosa ai lati del morso, il respiro della bestia diventava sempre più irregolare ed affannato ma il suo cavaliere non aveva alcuna intenzione di fermarsi. Il terreno accidentato del sentiero smarrito nell'oscurità della notte, tra gli alberi imponenti della foresta di conifere nascondevano pericoli e insidie antiche, che anche un giovane guerriero armato di spada, per quanto abile, non avrebbe potuto fronteggiare. Si sarebbe fermato solo all'alba, quando le forze demoniache e gli spiriti inquieti che abitavano quelle terre avrebbero perso parte del loro potere rendendo il suo viaggio più sicuro. Non ho bisogno di muovermi dalla mia stanza per sapere che presto sarà qui, come io desidero. Le creature della notte sono i miei messaggeri: lupi e gufi lo hanno accompagnato durante il tragitto, silenziose vedette dagli occhi gialli che riescono a catturare quello che un uomo non potrebbe mai vedere e riportano a me, Amon. Tutto scorre secondo i miei piani e me ne compiaccio.

L'aurora. Eccola spuntare timida, nelle sue sfumature rosate e giallastre che diventano piccole scaglie di luce mentre si fondono nelle acque limpide del lago dove il cavaliere sta per fermarsi per abbeverare il suo destriero. Una brezza leggera gli scompiglia i capelli lunghi e la barba ben curata mentre consuma il suo pasto a base di carne essiccata seduto su una roccia a contemplare lo spettacolo meraviglioso della campagna di Aquisgrana.
Il suo viaggio sta per giungere al termine, ancora un'ora di cammino e sarà al mio cospetto. Posso rilassarmi ed aspettare in tranquillità bevendo un pò di quel vino rosso che voi umani sembrate particolarmente gradire.

Lo sorseggio piano, lasciando che il sapore aromatico e il calore si diffondano nel palato e colpiscano i miei sensi. Non ho fatto fatica ad entrare nel corpo che sto attualmente occupando: era un uomo dalla volontà discutibile e facile preda dell'Ira, un gioco da ragazzi per un demone come me. Sono entrato in lui durante l'ennesimo slancio di rabbia nei confronti di una delle sue serve, punita duramente per non aver soddisfatto i suoi doveri di concubina secondo le esigenze del suo tiranno.
L'unico uomo che si è accorto della mia demoniaca presenza nei giorni successivi è stato il Cappellano del castello. Stolto! Ha cercato di recitare una formula di esorcismo mentre il mio corpo mortale dormiva ma ha fatto male i suoi calcoli. Ho posto fine alle sua vita sollevandolo per il collo e strappandogli gli arti uno alla volta per poi lanciarli nel fosso sottostante insieme al torso ancora fremente. Giusta punizione per un'essere inferiore che avrebbe potuto mandare a monte i miei piani. Le regole delle schiere angeliche e demoniache sono rigide, non possiamo possedere lo stesso corpo umano per più di una volta e io ho intenzione di restare qui dentro ancora per un pò. Per un bel pò.

Rumore di zoccoli. Il ragazzo sta arrivando. Lo seguo con la mente mentre costeggia il muro della casa nella quale ho organizzato l'incontro. Non ha fatto domande ed è partito subito non appena gli è stata consegnata la mia missiva.
Passi che si avvicinano. E' finalmente giunto. L'uscio si apre e il giovane mi corre incontro abbracciandomi

"Carlo, fratello mio! E' passato tanto tempo dall'ultima volta che ci siamo visti. Come mai mi hai convocato qui?"

Trattengo a stento un sorriso e mi calo nella parte.

"Carlomanno, purtroppo ho brutte notizie dal regno. Nostro padre Pipino è morto due giorni fa a Saint Denis, ma la notizia non è stata ancora diffusa. Essendo noi gli unici eredi, ho pensato che dovremmo essere noi ad annunciare al popolo l'accaduto per evitare che ci possano essere dei focolai di rivolta fomentati dai traditori che tramavano contro di lui . Per questo ti ho convocato qui in segreto. Devo comunicarti le volontà del padre."

E' visibilmente turbato dalla notizia. Tuttavia, i suoi ventidue anni lo rendono gia' un uomo maturo che ha già conosciuto i misteri della vita e della morte. Si siede accanto a me scuotendo la testa. "Dimmi le volontà del Padre, ti prego fratello mio".

"Carlomanno. In quanto fratello maggiore, nostro Padre mi ha lasciato le terre di Austrasia, Neustria e l'Aquitania che tanto amo. Le governerò onorando la sua memoria mandando avanti il mirabile progetto di conquista che tanto perseguiva. A te, fratello minore, ha lasciato le prosperose terre di Provenza e le terre ad oriente del Regno. Gioisci e brinda con me alla memoria di nostro Padre che ti ha lasciato la chiave di un regno la cui fertilità è fonte di orgoglio ed esempio per tutto il mondo".

"A nostro padre! Che possa riposare in pace nel regno oscuro!"
I calici cozzano fragorosamente.
"A nostro padre! E alle sue vittorie che verranno cantate in eterno!"


 
Beviamo.
Guardo Carlomanno trangugiare avidamente il sangue della terra e non riesco a trattenere una risata.
"Che hai fratello mio? Sei contento di essere diventato padrone di un regno così magnifico?" mi apostrofa.
"No mio giovane amico. Rido perchè tra poco raggiungerai colui che ti ha generato, il cui corpo avrà già iniziato a marcire"

Mi osserva sbalordito, senza capire il senso delle mie parole. La prima fitta allo stomaco lo coglie impreparato. Cerca di sguainare la spada ma le forze lo abbandonano. Si accascia sul pavimento in preda alle convulsioni, come un pesce fuor d'acqua finchè non soffoca nel suo stesso vomito. Il veleno ha svolto egregiamente il suo compito.

Accuserò qualcuno dell'omicidio e mi godrò il mio nuovo regno. Dicono che i Demoni non abbiano il senso dell'umorismo... ma trovo estremamente divertente il fatto che presto diventerò Imperatore. Un'incarnazione di Dio in terra.


Imperatore del Sacro Romano Impero.



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racconti, angeli e demoni

venerdì, 16 febbraio 2007
Disastro vivente!

Oggi è una di quelle giornate in cui non riesco a combinarne una giusta. L'unica soluzione intelligente è quella di limitare i danni e chiudersi in un guscio impenetrabile in attesa che il tempo sfugga via.
Ridurre le comunicazioni. Azzerare le attività dove possibile. Cercare di mantenere un minimo di carica per situazioni d'emergenza. Mantenere la pace evitando manifestazioni di ostilità nei confronti del mondo che potrebbero sfociare in ultraviolenza in puro stile Arancia Meccanica

Oggi lo affronto così.

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giovedì, 15 febbraio 2007
Il giorno prima della gara...

... e nemmeno abbiamo il nome della squadra! Ora mi ci metto d'impegno e vedo di spremere un pò quel che resta delle meningi...

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mercoledì, 14 febbraio 2007
Quasi quasi mi dimenticavo...

Fanculo San Valentino!

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martedì, 13 febbraio 2007
Genialità da indossare!

 

Una maglietta semplicemente geniale!

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echi dal web

lunedì, 12 febbraio 2007
La natura delle idee

"Un'idea che non sia pericolosa non è degna nemmeno di essere chiamata idea"

Oscar Wilde

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citazioni

giovedì, 08 febbraio 2007
Errata corrige...

Le notizie arrivano eccome... e sono belle, belle come non mai! La prossima volta aspetterò, prima di fare certe dichiarazioni!

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Enne - Enne

O anche, Nessuna Novità.
Tante energie sprecate questa settimana, ho bisogno di un pò di ricarica. Troppe chiacchere e pochi fatti. E' una sensazione che detesto: a volte si ripresenta ma mi consolo pensando che, per fortuna, è qualcosa che capita di rado...

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martedì, 06 febbraio 2007
Qual'è la tua tara?

Allora... mi hai chiesto una consulenza e te l'ho data, nonostante non faccia più quel lavoro. Ho perso tempo (prezioso) per trovarti una soluzione che ti facesse risparmiare, hai fatto finta di aver capito e hai fatto tutt'altro, facendomi seriamente dubitare sulla tua capacità di ascoltare. Ora, seppure ti abbia fatto sapere in maniera diplomatica che non ho più voglia di risolvere i tuoi problemi, insisti con i tuoi sms, chiedendo, chiedendo e ancora chiedendo.

Mi sono definitivamente rotto i coglioni. Non fai parte della mia famiglia e se questo è il tuo modo per cercare di entrare nelle mie grazie stai sbagliando. E non di poco.

A che punto di bestialità dovrò arrivare per fartelo capire?

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lunedì, 05 febbraio 2007
Consigli per gli acquisti!

Guardando il telegiornale, scrollo la testa e mi rinchiudo nei miei pensieri. Di nuovo, come qualche anno fa, una ruota che gira, la storia si ripete. Sempre.
Assisto per l'ennesima volta ad un rito mediatico che conosco bene, così come conosco i discorsi che lo accompagnano. Cambiano i personaggi ma non le parole vuote di gente presuntuosa che pensa di avere soluzioni a tutti i problemi senza nemmeno averne un'infarinatura di base.
Gli avvoltoi della notizia, sempre pronti a fare a pezzi un cadavere e distriburlo in sessanta milioni di parti uguali. Servizio capillare di catering informativo. Mangiate. Mangiate e bevete fino a vomitare. Strozzatevi.

Piangi Italia.
Piangi la tua ignoranza. Piangi la tua non-capacità di comunicare. Piangi la falsità. Sì piangila, perchè sei falsa, sei puttana fino al midollo.

Manganelli e scudi contro pietre e bastoni. Ed eravamo tutti Fratelli d'Italia, soltanto qualche mese fa.

E, anche questa volta, non ci sono nè carnefici, nè colpevoli.
Anzi, lo siamo tutti.

Piangi Italia. Perchè sei la peggior nemica di te stessa.

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sabato, 03 febbraio 2007
Amon - La Quinta Prova

Attendo. Attendo pazientemente in piedi, a lato di questa strada polverosa che taglia il deserto in due da Pahrump a Paradise. Immobile, come una statua di sale. Respiro l'aria fredda e pungente della notte Californiana a una cinquantina di miglia dal mio nuovo terreno di caccia preferito, la Babilonia di questo secolo. Las Vegas.

Attendo da due giorni. La mia natura demoniaca mi permetterebbe di materializzarmi in un qualsiasi punto del globo, semplicemente desiderando di trovarmi lì ma voglio che tutto sia perfetto. Sono qui per incontrare Lei e voglio che tutto sia come lo desidero. Passerà di qui, ne sono certo.

La amo da tempo. La osservo da ancor di più. Ho iniziato a trovarla interessante molti anni indietro, la Sua storia ha fatto di Lei la meravigliosa creatura che è adesso.


Si chiama Patricia. Patricia Watanabe.

Il suo nome non tradisce le sue origini nippoamericane di cui va fiera e che tanto rispecchiano la sua personalità. Il padre Shigeru Watanabe era un esponente di spicco della Yakuza e controllava il quartiere di bordelli e alberghi ad ore di Asakusa, a Tokyo. La madre, Shirley, una modella texana sul viale del tramonto che si era trovata in Giappone per una pubblicità di una crema per il viso, uno di quegli intrugli che danno alle donne l'illusione di ingannare la vecchiaia e di allontanare il fatidico momento della morte. Si erano incontrati. Lui attratto dalla bellezza di lei, lei dalla sensazione di immenso potere che lui emanava.

Patricia era stato il risultato di quest'amore arido. Un amore destinato a dissolversi tra le droghe assunte dalla ex modella per alleviare la sofferenza della distanza dal suo paese natìo e la violenza dell'uomo d'affari giapponese che commissionava ogni settimana almeno due o tre omicidi, e picchiava la moglie quando tornava tardi a casa, dopo aver dato sfogo ai suoi istinti tra puttane e sakè.

Patricia aveva avuto il primo incontro con la morte a soli dieci anni nel giardino della sua sontuosa villa di Tokyo. Uno degli scagnozzi di suo padre era tornato ferito da uno dei soliti "giri" di lavoro: il suo bersaglio si era dimostrato un abile combattente, e informato dell'arrivo del killer della famiglia Watanabe, gli aveva teso un agguato. L'uomo era passato da predatore a preda ed era morto lì, nel giardino, premendosi l'addome per evitare che gli intestini gli uscissero dallo squarcio causato da un'affilata katana, davanti agli occhi di Patricia.
Fiori di ciliegio e sangue.

La bambina era impegnata a dare da mangiare alle carpe-specchio nel laghetto artificiale. Non si era scomposta quando l'uomo era caduto stecchito, sul prato ben curato. Si era avvicinata, l'aveva guardato con curiosità fino a quando non si era accorta di aver sporcato i suoi sandali di sangue. Dopodichè aveva pulito i piedi nell'erba, era tornata in casa, aveva chiamato la domestica e le aveva detto con il candore che solo i bambini possono avere: "Midori, c'è un uomo morto nel giardino". Dopodichè era tornata a dar da mangiare ai pesci nella vasca in cortile, come se niente fosse.

Una bambina qualsiasi sarebbe impazzita. Ma non lei. Lei era - Lei è, splendidamente diversa. E quel cadavere sarebbe stato il primo di una lunga serie che avrebbe visto, tra i quali, quello della madre rinchiusasi in bagno e morta di overdose dopo aver subito l'ennesimo pestaggio da parte del marito..


Shigeru era affascinato dalla figlia ma ne era anche spaventato. Non la capiva. Lui, così potente e temuto, non riusciva ad entrare nei pensieri della piccola Patricia. Dalla nascita, non l'aveva mai vista versare una lacrima e la sentiva come una strisciante minaccia alla sua posizione e così, per tutelare il suo impero, l'aveva mandata in California dai nonni a studiare all'età di quattordici anni.

Studentessa brillante al college, si era iscritta a Medicina all'Università, ed era diventata un medico, un anatomopatologo così in gamba da richiamare l'interesse del Federal Bureau of Investigation che l'aveva subito fatta diventare parte del suo staff, per la sua capacità straordinaria di analisi e per la sua meticolosa dedizione al lavoro.

Il mondo sa ben poco di Patricia Watanabe: le poche amicizie che ha mantenuto dai tempi del college, gli amanti occasionali attratti dalla sua bellezza mezzosangue, i colleghi per i quali e' una stimata professionista, la storia di questa donna si limita soltanto al suo periodo americano, agli ultimi diciannove anni. Lei non parla mai del suo passato, nè tantomeno stringe rapporti poco convenienti con sconosciuti e passa quasi inosservata.

Quello che il mondo non sa è che a parte sezionare cadaveri per le indagini dell' FBI, Patricia ne procura sempre di nuovi: è questa la parte di lei che adoro. Si procura il lavoro in maniera autonoma. E' la killer più spietata che abbia visto da due millenni, un ribollire immenso d'ira per il genere umano nascosto dietro a un viso angelico ed impassibile. Un vulcano sommerso e sempre pronto ad esplodere.

Nella zona di Las Vegas, ogni anno sparisce una moltitudine di persone. Alcune si suicidano dopo aver perso tutto in uno dei tanti scintillanti casinò, altre si rinchiudono in una sfera di solitudine all'interno di casa per non uscirne mai più, alcune scappano alla ricerca del sogno americano e chiedono un passaggio in macchina per raggiungerlo. Non importa in che direzione. Ventisette di questi ultimi, hanno incrociato Patricia negli ultimi tre anni e nessuno li ha più visti. La strategia è sempre quella, precisa, chirurgica. Gli autostoppisti sono felici nel vedere il grosso Blazer nero che si ferma, e spesso, ancor più felici nel vedere la bella, giovane donna alla guida. Li fa salire, scambia quattro chiacchere con loro, dopodichè, chiede loro di cercare gli occhiali da vista che ha sbadatamente dimenticato nel vano portaoggetti.

In quel momento colpisce. Colpisce con una scarica elettrica, una pistola stordente comprata su internet ma molto, molto efficace. Le vittime vengono portate fino a casa di Patricia in stato di incoscienza o di paralisi. Li porta in cantina dove ha un tavolo chirurgico e li fa a pezzi con i suoi strumenti di lavoro. Asporta gli organi. Li analizza. Annota su un diario le patologie riscontrate e fa delle stime su quanto sarebbe durata la vita delle loro vittime se non l'avessero incontrata. Congela gli organi interessanti e seppellisce il resto in una grotta scoperta per caso nel bel mezzo della Death Valley.

Come si può non amare una così splendida creatura? E' la compagna ideale per me, Amon, demone dell'Ira.

L'ululato di un coyote sorpreso dal passaggio di un veicolo in fondo alla strada, con i suoi fari che squarciano la notte, mi sveglia dal mio torpore. Il mio aspetto umano è perfetto, la barba incolta, i capelli lunghi, bei lineamenti del viso. Allungo lo mano, il pollice in bella vista e guardo il Blazer avvicinarsi.

Si ferma. E' lei

"Ciao! hai bisogno di un passaggio?" mi dice sporgendosi verso di me.
"Si.. uh.. grazie... sto andando a Las Vegas. Mi ci puoi portare?"
"Certo, sto andando proprio lì, sali"

Senza farmelo ripetere, salgo sulla macchina. Partiamo. Lei mi osserva con la coda dell'occhio in maniera curiosa, come una tigre che pregusta il sapore della preda. E' bella, bellissima e rimango a fissarla per una decina di secondi.

"Cosa c'e'? Che guardi?"
"Niente, niente... cioè, sei così bella..."
Sorride. "Come ti chiami?" mi chiede.
"Amon"
"Amon? che nome è? Di dove sei?"
"Se te lo dicessi non mi crederesti... comunque, non sono di queste parti"
"Ho capito... tu sei uno di quegli uomini che parlano poco vero? Senti, fammi una cortesia, potresti allungarmi gli occhiali da vista? sono li' nel cruscotto..."

Mi sporgo in avanti, il momento è giunto. Cinquantamila volt scuotono il mio corpo, si è mossa silenziosa come un serpente colpendomi al collo, la sua solita precisione. Rido.

"Patricia, amore mio, puoi fare meglio di così... riprova, forza!"

Mi osserva terrorizzata e colpisce di nuovo. Rido più forte e mi sporgo verso di lei. Tutte le certezze della sua vita si sgretolano davanti ai miei occhi mentre la bacio e le sussurro tutto il mio amore in un orecchio.
Non ha più senso mantenere sembianze umane. Voglio che mi ami per quello che sono, un demone. Il demone, quello che lei ha portato dentro per tutti questi anni.

E sono denti, artigli, ali e coda. Si sta stretti in questa prigione di metallo su quattro ruote, ma non fa niente. Ora è il mio turno. La mordo al collo, la graffio e mi nutro di lei. Il sapore dolce del sangue si mischia a quello salato della carne in un trionfo d'amore. Nutrendomi di lei, avrà garantita la Vita Eterna. Vivrà per sempre dentro di me.

"Questo è amore... e l'amore, si sa, non muore mai..." penso mentre mi ingozzo della sua carne. Un dolore alla bocca, un oggetto che è rimasto incastrato tra i miei denti, nella mia bocca grondante dolce nettare. La sua collana.

Un minuscolo fiore di ciliegio con una ancor più minuscola incisione:

"Love never dies"




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racconti, angeli e demoni

giovedì, 01 febbraio 2007
Mr. Fog!

Amo la nebbia. La maggior parte delle persona la percepisce come una scocciatura, un pericoloso e noioso contrattempo che fa rimpiangere la bella stagione ed arrivare tardi al lavoro.
Io no.
La nebbia è magia pura, un incantesimo di uno stregone senza tempo in un pianeta sempre più tecnologico e sempre meno esoterico dove la gente non ha più voglia di rimanere a bocca aperta davanti alle meraviglie della natura. 

La adoro in maniera incondizionata. A meno che non mi colga durante un viaggio in autostrada, mi mette di buonumore, mi stupisce e mi incanta. Avvolge tutto con il suo manto, inganna l'occhio e le distanze, anche le più banali, diventano mondi lontani, inesplorati. Sono un figlio della nebbia e ne vado fiero.
Anche se, devo ammettere che la voglia di saltare in sella alla moto, ultimamente, mi sta facendo venire la bava alla bocca... 

Ma presto, il letargo per Auri finirà...

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