The quieter you become, the more you are able to hear...
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Più di *loading* neuroni bruciati
...posso affermare di essere l'unica persona con cui vado d'accordo.
Mi ero scordato quanto fosse bello evitare il traffico del mattino: da oggi (e fino a novembre), le code non esistono più. Risultato? Un'ora aggiuntiva di vita da utilizzare a mio piacimento. E in più, l'aria fresca e l'adrenalina contribuiscono a tenermi ben sveglio...
That's life!
Dopo il letargo invernale, è finalmente giunta l'ora di scaldare le gomme. Da stasera è ufficialmente riaperta la stagione motociclistica...
Ho la bava alla bocca, speriamo di non combinare (troppi) casini!
Prima di tutto, recuperate una colonna sonora adeguata. "Make me bad" dei KoRn andrà benissimo... se non l'avete, provate con la colonna sonora di "Queen of the Damned" oppure un pezzo di Marilyn Manson a vostro piacimento (basta che sia diabolico a sufficienza), dopodichè proseguite.
Dimenticavo! Se non vi piace il metal, "La Cavalcata delle Valchirie" di Wagner potrà essere una degna sostituta!
Bene! Se siete finiti su questa pagina cercando l'ottava prova di Amon, sappiate che aspetterete un pò. Quanto? Abbastanza da mandare l'adorabile, sanguinario demonio fuori concorso.
Probabilmente, dato l'affetto che provo ormai per questa creatura, continuerò a scriverne le avventure anche dopo la dipartita dal gioco. O forse no. Dato che la sua esistenza è così strettamente legata ai flussi mestruali altrui, non mi stupirei se andasse in letargo per risvegliarsi in un mondo diverso, magari un mondo dove le conseguenze di un gesto sono prevedibili e non dettati dalla Teoria del Caos.
Nota: se non avete capito un cazzo di quello che ho scritto (ed è facile che sia così, dato che il post è abbastanza delirante ed è dedicato ad una stretta cerchia di persone) passate pure oltre e fate finta di niente.
Mal che vada vi siete ascoltati della buona musica!
Già. E' tornata la primavera.
Torna con il suo immenso bagaglio di progetti, di cose da fare, concerti da vedere, viaggi più o meno lunghi da intraprendere. Non posso far altro che accoglierla a braccia aperte, mai come quest'anno ne ho sentito il bisogno.
Via il piumone, via la coperta scura della tristezza.
E' rinascita. Ancora una volta.
Qualcosa non va. Sto sbagliando clamorosamente a dare le giuste priorità alle cose da fare durante la settimana settimana lavorativa e sto accusando il colpo. La conseguenza di questi errori è un titanico spreco di energie, confusione mentale e aria indaffarata da criceto del bengala che gira senza sosta nella sua ruota.
Finire ciò che si è iniziato. Il resto verrà da sè. Respiro profondo e si riparte.
Partenza in salita oggi... davvero un bell'inizio di settimana, tra casini e cose da fare che non possono essere rimandate. E si accavallano l'una sull'altra, in un'orgia di priorità.
Rivoglio il mio weekend.
Rivoglio la dolce compagnia, le bistecche alte tre dita accompagnate da un Chianti assassino del 2003, le uscite serali con i cari amici a base di chiacchere, aneddoti, birra e cocktails. Rivoglio i film in dvd in sala spaparanzato sul divano, rivoglio la camera da letto che sembra un campo di battaglia, rivoglio stropicciare il micio più ruffiano del mondo e rivoglio la mia devastata famiglia con una parvenza di normalità dettata dal batuffolo peloso.
Datemi una macchina del tempo, voglio tornare indietro di 72 ore. Non mi sembra di chiedere molto...
Sono quelli che ho in testa. Fogli bianchi che non riesco a riempire.
E' aria fresca, pulita, quella che entra dalla finestra che sta accanto alla mia scrivania. La finestra che è stata chiusa per tutto l'inverno, ora è aperta e lascia entrare un venticello che ha il profumo della primavera. Della vita che rinasce, di un ciclo naturale continuo che si rinnova anno dopo anno. E' un miracolo ed è proprio sotto ai miei occhi.
Mi sento un pò come questa finestra. E il vento fresco, è quello delle novità che continuano ad entrare...

Eccolo qui. Un fagotto di pelo che non smette di fare le fusa e si aggrappa a chiunque lo prenda in braccio. Occhi verde chiaro, baffetti bianchi e... incredibile attitudine alla vita d'appartamento.
Vi presento Diesel (aka Micio, aka Vin).
Venerdì farà il suo ingresso trionfale a casa, dove sarà coccolato a dovere! Grazie a tutti coloro che mi hanno aiutato dandomi indirizzi, consigli e supporto... missione Gatto compiuta!
Frustrato. Frustrato perchè mi sembrava di aver fatto pervenire un messaggio chiaro, facile da recepire, in maniera civile e senza inutili sceneggiate. Mi sbagliavo.
Passo veramente poco tempo con i membri di quello che resta della mia famiglia. Spesso non li vedo per settimane intere, eppure mi tocca sempre condividere quei pochi, preziosi minuti di ritrovo con persone esterne a questa cerchia di sangue, persone che non stimo e che, sinceramente, preferirei non vedere.
Dove ho sbagliato? Mi metto in discussione perchè sembra che io sia l'unico a interessarsi seriamente a questo problema e, pertanto, l'unico che possa risolverlo. Tutto questo non è accettabile. Come non è accettabile il fatto che ogni volta che spiego le mie motivazioni, queste vengano accolte con simulata attenzione. I fatti sono altri.
Dico bianco. Mi viene confermato bianco. Viene dipinto nero. Sono io ad essere daltonico oppure è la mia fottuta famiglia ad essere cieca?
Mi sono rotto i coglioni. Pesantemente. Forse è il caso di allungare le distanze.
Devo trovare un gattino in regalo. Di due, tre mesi massimo. So che non è periodo di cucciolate, ma chissà, magari qualcuno di voi può aiutarmi...
Nota: questa è una prova di gruppo. La prima parte della prova la trovate qui

Un odore forte, acre, la svegliò.
"Zolfo" pensò, ricordandosi le lezioni di chimica. Come quindici anni prima, anche i soli vapori di quell'elemento, le davano nausea e la facevano lacrimare.
Si asciugò gli occhi con la manica del vestitino a fiori, si alzò da terra e guardò intorno a sè. Un grido di disperazione cercò di salirle dalla gola, ma lo sgomento di quell'istante che le parse eterno, lo bloccò: ciò che stava osservando era fuori da ogni umana comprensione. Una distesa desertica dal colore rosso cremisi la circondava in ogni direzione, intervallata ogni tanto da delle crepe dai contorni frastagliati che parevano ferite. Ferite della terra che parevano sanguinare di luce liquida.
"Sembrano squarci, la terra è viva" pensò.
In lontananza, di fronte a sè, una catena montagnosa dall'aspetto sinistro. "A.... Andrea?!" bisbigliò terrorizzata. Nessuna risposta.
"Omioddio, ma cosa significa tutto questo? Dove sono finita? Dove cazzo sono finitaaaaaaaa???" urlò isterica per poi iniziare a singhiozzare... e si abbandonò a una crisi di pianto. La sua mente cercava in maniera spasmodica di trovare un riparo a questa visione, una spiegazione logica al luogo nel quale si trovava ora. Si ricordò del laptop di sua madre e l'unica cosa che riuscì a pensare fu... l'Inferno.
Eva. E Gabriele con il suo messaggio.
"L'Inferno... esiste davvero? Ma io non ho meritat..."
Si bloccò. Il ricordo del bacio appassionato con Andrea la colpì come uno schiaffo in pieno volto. Ricadde sulle ginocchia e svenne.
Quando riprese conoscenza, la terra stava vibrando.
"Passi, passi di un gigante! Sta venendo a prendermi !!" fu la prima cosa che le venne in mente, mentre gli occhi le si sgranavano in preda al terrore... ma la parte più intima e razionale di lei, la calmò.
Respirò.
Erano passi sì, ma passi di un esercito. Una moltitudine di persone che camminavano. Anzi, marciavano. Aveva visto delle parate militari in quei vecchi documentari di storia sulla sua tv ad ologrammi, di quando l'uomo aveva bisogno di riunirsi in gruppi armati per sovrastare altri uomini. Per ucciderli.
Si concentrò per localizzare l'origine del suono e iniziò a dirigersi verso di esso. Le montagne rimbombavano.
"Se sono arrivata sin qui ci dev'essere per forza un modo per andare via. Non sono morta, non posso essere morta!" pensò. E per dare conferma alla sua tesi, prese un sasso affilato e si fece una piccola incisione sul palmo della mano. Il sangue uscì, pigro, e lei avvertì il dolore come un dolce sollievo.
"Forse, non tutte le speranze sono perdute" pensò.
Iris iniziò a correre. Più forte, più motivata. Doveva rivedere suo figlio e non si sarebbe fermata fino a quando non fosse uscita di lì. VIVA.
Vista dall'alto, era un puntino chiaro in una landa desolata, sotto un cielo di tenebra, fatto di nuvoloni neri, dall'anima ingorda.
Si sovrastavano l'un l'altro, si ingoiavano l'un l'altro. Eppure, nonostante le tenebre eterne, il suolo sembrava ardere di luce propria, mostrandole il cammino. Ci volle un'ora per raggiungere la base della montagna più vicina, alla cui base si fermò, ansante. Il suono era vicinissimo ormai, un vero e proprio boato. Trovò una spaccatura nella roccia e, senza indugiare, vi si infilò dentro, guidata dal rumore. Riusciva a malapena ad avanzare, strisciando contro le pietre aguzze, lacerando il vestito e procurandosi una serie di piccole, dolorose ferite, ma la visione di uno spiraglio di luce rossa che indicava la fine del passaggio le diede la forza necessaria per continuare.
Il rumore era ormai insopportabile.
Si sporse dallo spuntone e diede un'occhiata.
Si aspettava di vedere qualcosa del genere e riuscì, tappandosi la bocca, a trattenere il grido che avrebbe potuto smascherarla. Una schiera infinita di corpi nudi marciava ordinatamente, come un fiume in piena in quello che si era rivelato essere un canyon nascosto tra le montagne. Avrebbe voluto chiedere aiuto ma il suo istinto di conservazione la costrinse a fermarsi. Si fermò ad osservare l'orrenda migrazione dal bordo del suo nascondiglio improvvisato.
Alcuni di loro avevano apparenze completamente umane. "La maggior parte" pensò. Ma mischiati tra loro, vide passare orrende creature dal corpo umano e testa animale, uomini con code a scaglie, donne con zampe artigliate da falco e tutti proseguivano la loro marcia. Sembravano sofferenti, spenti e privati della loro volontà.
"Avanti, schiere infernali!" tuonò una voce, seguita subito dallo schiocco di una frusta. "Oggi è il nostro grande giorno, oggi ci batteremo e vinceremo! Oggi, io, Amon, condurrò le tenebre alla vittoria! Oggi, nel Giorno del Giudizio, schiacceremo le schiere del Grande Bianco, sulla Terra che ci ha ripudiati! Avaaaaaanti!"
Un carro passò davanti a lei, trainato da una moltitudine di anime dannate che sbraitavano e sbuffavano, digrignando i denti per lo sforzo sovrumano. Sul carro, un essere dalle ali nere di pipistrello, denti aguzzi e ghigno demoniaco, faceva volteggiare un gatto a nove code sulle schiene nude delle sue bestie da soma causando orrende ferite che subito si rimarginavano. Iris, da sempre appassionata di storia, riconobbe tra quelle anime dannate svariati condottieri del passato. Da Hitler a Stalin, da Napoleone a Pizarro, li vide tutti passare sofferenti sotto la frusta traboccante di collera bestiale.
Fu allora che le venne un'idea. Si spogliò completamente, sporcò di terra rossa il suo corpo e, appena il momento fu propizio, si inserì nella colonna, dietro al carro, fuori dalla portata della frusta dell'essere diabolico, cercando di imitare l'espressione sofferente dei corpi che le stavano accanto. "Dopotutto, se stavano preparandosi alla battaglia sulla Terra, quale modo migliore di tornare a casa che schierarsi all'interno dell'esercito?" pensò.
Iris camminò per ore all'interno del canyon in mezzo a quella insolita compagnia. Nuove piaghe si aprivano sulla pianta dei suoi piedi ad ogni passo sul fondo ghiaioso mentre la speranza stava iniziando a scemare e il dolore stava iniziando a prendere il sopravvento... quando una strana luce verde sembro' apparire in quella che pareva essere la fine del canyon.
"Il passaggio, eccolo!". Il suo cuore sussultò di gioia mentre osservava le schiere infernali che la precedevano mentre sparivano all'interno di quello che sembrava un portale per un'altra dimensione.
"E se mi facesse male? E se il mio corpo non potesse tollerare questo sbalzo? E se mi smascherassero?"
Iris continuò a camminare cercando di non pensare al peggio. Venti metri, dieci, cinque...
Pensò a suo figlio. Chiuse gli occhi.
Una luce verde. Un lampo.
E poi l'aria, aria fresca. Un prato enorme, una pianura . La Terra. Solo il cielo sembrava essere cambiato. Gli stessi nuvoloni neri che aveva visto la mattina, prima che Andrea entrasse in casa sua, facevano da cornice alla parata delle schiere demoniache mentre l'orizzonte era pieno di luce che si rifletteva sugli scudi di un esercito luminoso che si trovava già schierato dall'altra parte del campo. Il conforto dell'essere tornata "a casa" scemò subito dopo aver realizzato la sua nuova condizione: non sarebbe riuscita ad uscire prima dell'inizio della battaglia. Si trovava all'interno di un esercito di demoni, spalla a spalla con quelle creature, senza nessuna via di uscita. Avrebbe dovuto aspettare la carica.
Tamburi contro trombe, urla contro canti. Ombra e luce. Amon, il condottiero demoniaco in prima fila sul suo carro alzò la mano sinistra con un gesto teatrale, quasi volesse fermare il tempo. Si squarciò il petto con gli artigli e, con un rumore che quasi condusse Iris alla pazzia, si strappò il cuore tenendolo palpitante nel palmo. Ne mangiò un pezzo e spremette con forza il resto. L'eccitazione tra i demoni regnava sovrana, quasi elettrica.
Tutto si svolse in un attimo. Amon lasciò cadere la poltiglia sanguinante. Fu il segnale.
L'armata demoniaca si mosse portando con sè l'oscurità, come un'onda gigantesca... di corsa. Le schiere angeliche attendevano dall'altra parte, immobili. Iris corse, per non rimanere travolta. Ancora una volta stava andando incontro all'ignoto. Chiuse gli occhi nel momento in cui iniziò a vedere i volti degli angeli che attendevano come statue d'avorio ed oro, l'orda bestiale.
Luce Ombra Luce Ombra Luce.
Tenebra. Il buio la colse.
Nota: questa è una prova di gruppo. La terza e ultima parte della prova la trovate qui
E' bello passare davanti alle scuole elementari con lo stereo a volume 27 (su 30) che spara motivetti da giostraio. Dell' ottima, sana techno anni 90 trasuda dalla mia macchina nonostante sia ermeticamente chiusa, i bambini che mi guardano felici e saltellano cercando con lo sguardo un autoscontro immaginario e il chiosco dello zucchero filato mentre il vigile urbano di turno che si occupa dell'attraversamento stradale degli scolaretti mi guarda in cagnesco.
Andare al lavoro può essere un'esperienza divertente. Eh sì.
A parte questa spassosa parentesi, la cosa davvero interessante è che sto trovando la forza di cambiare tutto quello che non va, senza nascondermi e col sorriso stampato sul volto. La pigrizia è un lontano ricordo ormai. Qualcosa ho già risolto. Qualcosa risolverò. E so già come fare.
E così, improvvisamente, mi ritrovo a fare i conti con la realtà.
Impietosa. Cruda. Vera.
Quel che rimane della mia famiglia è fragile, come una foglia secca in un turbine di vento. Mi è bastato passare poco tempo in quella casa per rendermene conto... e mi ha fatto più male di quello che immaginassi.
Ora, l'unica cosa che posso fare, è lenire un pò di sofferenze con un sorriso, una parola in più, un piccolo gesto. Non è molto ma è un inizio. E, in questi casi, è sempre meglio un inizio di una fine.
Sono giorni di fuoco. Giorni in cui brucio fino a consumarmi delle mie stesse passioni, ed è una fiamma che non si spegne, dal calore bianco. Temperatura altissima, quasi insopportabile. L'Energia Umana nella sua più mirabile espressione.
Brucio di tutto quello che nella vita mi è mancato fino ad oggi e che oggi c'è.
Brucio di novità quotidiane, di un nuovo modo di vedere il mondo che mi circonda attraverso gli occhi di chi mi sta vicino e mi completa.
Brucio dalla voglia di costruire, di dare sfogo a potenzialità spesso incomprese e perciò represse.
Brucio di idee balzane, spesso ridicole ma che fanno tanto bene al mio umore e a quello delle persone che mi circondano.
Ogni giorno rinasco. E ogni giorno cerco, anche nei gesti più banali, un senso nuovo a tutto quello che ancora non ho capito. Ma che capirò.
La strada verso la (im)perfezione è lunga. Ma il panorama che le fa da cornice è favoloso e rende il cammino piacevole e leggero. E c'è sempre una fontanella d'acqua fresca a cui attingere per andare avanti.