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Più di *loading* neuroni bruciati
Informazioni. Ho fame di informazioni. Una fame che, causa guasto tecnico, non posso saziare. Solo ora mi accorgo di quanto Internet sia una pietra fondamentale in quella che è la mia vita attuale. Contatti, attività, proiezioni virtuali della mia persona che si dissolvono come fotocopie sbiadite. Di copie. Di altre copie.
Un guasto e... sono isolato dal mondo.
Niente più enciclopedia universale, l'accesso all'umano sapere mi è precluso. E' difficile fare un passo indietro ogni volta che andiamo ad acquisire un certo tenore di vita e la disintossicazione forzata non è così una bella cosa, anche se ho provato stoicamente a convincermene.
La libertà di scelta è fondamentale. E, in questo caso, non ne ho. Dipendo da tecnici fantasma che, dopo aver preso appuntamento per un sopralluogo, svaniscono nel nulla, fottendoti il giorno libero che hai preso, solo per poterti ricollegare a Matrix.
Senza neppure una telefonata di avviso.
Ma qualcuno pagherà per questo. Oh sì.
Ogni volta che assaggio la vita, ne vorrei di più, non riesco ad accontentarmi. Vorrei avere più capacità, più disponibilità di risorse, più libertà di azione. La settimana scorre sempre troppo lenta rispetto al weekend, gli impegni e le scadenze si accumulano. I sogni sono lì, ibernati. In attesa di disgelo. Ma non mi pesano.
Sono fiducioso. In attesa di esplodere.
Normalità. Parola d'ordine che sembra caratterizzare questa "ordinaria" settimana. Eppure è una settimana speciale come non me ne capitavano da tempo. In un modo o nell'altro, ogni giorno è stato caratterizzato da un evento più o meno banale, ma pur sempre unico.
Riuscire a trovare quel pizzico di magia e di emozione nella routine casa-lavoro-casa di questi giorni, mi ha dato una carica incredibile. Apprezzo di più le persone che mi stanno accanto, reali o virtuali che siano, apprezzo la loro pazienza e l'incredibile capacità di essere presenti quando piu' ho bisogno.
Perchè, a pensarci bene, rendono speciale la mia vita più di quanto io stesso non sappia fare.
Sì, occulta. Ma nel senso esoterico del termine...
Se avete seguito i racconti del buon demonietto Amon con curiosità, piacere, nausea (o con un conato di vomito), è giunto il momento di dimostrarlo!
Fatevi un giro su questo sito e salvatelo dalle spade fiammeggianti delle schiere angeliche.
Se gli artigli del demone dell'Ira continueranno ad essere insanguinati (e vi assicuro che ha ancora molto da fare), dipende solo da voi!
Supportate il lato oscuro...
Sto riscoprendo il fascino del girare per siti di agenzie immobiliari alla ricerca del terreno e della casa giusta. Adoro fantasticare sopra una foto, a una planimetria, a una descrizione. Spesso aggrotto la fronte leggendo i prezzi o sorrido davanti a delle offerte che puzzano di truffa lontano un miglio.
Ma la vera soddisfazione ed il vero divertimento, sta nel trovare soluzioni intelligenti che rendano tutto fattibile nonostante le poche risorse a disposizione.
Adattarsi, ingegnarsi. Fantasia e praticità che si incontrano in un mix esplosivo colorato di verde.
Speranza.
So bene cosa verrà fuori da questa immensa sequenza di cadute e movimenti: ho disposto personalmente le tessere con pazienza e costanza, lavorandoci giorno dopo giorno. Per anni.
Un lavoro certosino che insegue la perfezione, come il suo creatore. Ma non basta. Ho bisogno di altri pezzi, alcuni dei quali hanno alti costi. Altri sono stati rubati oppure spostati dagli imprevisti e sto facendo di tutto per recuperarli. E' dura sì. Ma le motivazioni sono grandi.
Accantono l'affanno e procedo con calma nonostante la voglia di veder completato il capolavoro sia fortissima. Il mio capolavoro.
No, il nostro.
E sogno il giorno in cui, seduti tra un miliardo di piccoli mattoncini, daremo il via a questa magia. Insieme.
Le fisso su carta, con quella calligrafia lenta che detesto tanto, oppure su schermi vuoti che riempio con quella rapidità tipica dell'informatico nervoso.
Scarabocchi nervosi e freddi impulsi elettrici che conservano un segreto ben più antico del cuore di un calcolatore.
La magia della scrittura. Millenaria, multiforme.
Idee che al posto di volare via, vengono imprigionate e piegate ai miei voleri ad attendere che il tempo le faccia maturare e raggiungere quella perfezione, quella complessità raffinata che solo il tempo può donare.
Ho capito che, come il formaggio nella sua grotta di stagionatura, come il vino rosso nella sua botte di legno pregiato, anche i frutti del cervello hanno bisogno di riposo. Tanto riposo.
Tanti anni passati a scribacchiare qua e là e finalmente ho capito qualcosa: se ben conservate su carta o in un file, le idee non marciscono.
Le idee non hanno data di scadenza. Migliorano col tempo.

La stanza, è fredda e buia, a parte i minuscoli sensori di movimento luminosi incastonati nelle pareti. Entro, sfiorandone con gli artigli le pareti di cemento armato grezzo, tipico dei sotterranei delle vecchie fabbriche russe del XX secolo. Sento le unghie stridere nei punti in cui è sbeccato, punti nei quali si intravedono i sottili cilindri di ferro. Questa è la mia tana. Lo è stata negli ultimi quattro anni, ma finalmente il momento è giunto. Non vivrò più nell'ombra, riprenderò il mio regno in superficie, e lo riprenderò oggi.
Indosso il casco e i guanti. La tuta non l'ho mai tolta. Nonostante possa riprendere le mie sembianze demoniache in questa stanza, sono costretto dai dettagli anatomici di questa stupida invenzione umana a mantenere l'aspetto di un giovane. La stessa invenzione che mi ha ridicolizzato, che ha limitato il mio potere. Sento la rabbia fremere nelle vene come fuoco liquido e me ne compiaccio. Tutto è come allora...
Sono passati cinque anni da quella fatidica data del 2060. Gli stati del pianeta Terra si sono uniti in un'unica alleanza globale. Le precarie condizioni ambientali che hanno portato il pianeta sull'orlo della distruzione, i primi contatti pacifici con forme di vita aliene, dominate da divinità a me sconosciute, sono stati i principali motivi di questa ridicola unione. L'uomo ha perso la sua naturale aggressività. O meglio, l'ha convogliata in una maniera inaspettata, disarmandomi completamente.
Beffandosi di me, Amon.
Uno stupido gioco, un gioco virtuale, un videogioco. Ridicolo vero? Nessuna guerra atomica, nessuna guerriglia. Nemmeno uno scontro con le tanto amate armi da taglio, gli esseri umani non si uccidono più tra loro. Sono pacifici come pecore al pascolo, ma io so che nel loro intimo arde ancora il lupo nero dell'ira. Basta risvegliarlo ed è quello che farò.
Questo dannato Bloody Arena è la causa dei miei mali. Ogni giorno miliardi di giocatori si connettono, si sfidano e si scontrano in tanto sanguinose quanto finte battaglie, risolvendo così le loro dispute. Le ferite riportate nel gioco, vengono simulate tramite una serie di impulsi cerebrali, il casco ne è il vettore, nonchè il visore stesso. I movimenti sono liberi, le stanze da gioco sono grandi abbastanza da consentire qualsiasi movimento che viene colto dai sensori di movimento. Nessuno muore nel gioco, semplicemente perde punti Gloria. Il vincitore ne aggiunge. Un ranking mondiale che include tutti i tipi di combattimenti, con tutte le armi. Divertimento per grandi e per piccini. Ovviamente sono i più giovani che si dedicano di più a questo passatempo, per sfogare l'aggressività, piccoli mostri assetati di pixel rossi. Ma che gloria può mai esserci in un gioco?
Nella ormai squallida vita reale, la violenza è stata bandita: forze di polizia interplanetarie vigilano sulle città sovraffollate. Chi viene colto a dare sfogo alla propria rabbia contro un suo simile, sparisce senza lasciare alcuna traccia. La rabbia è repressa e la valvola di sfogo è fatta di immagini di sangue ad alta definizione, del tutto verosimili per chi si trova a infliggerle e subirle, ma prive di conseguenze. Tutto l'opposto delle grandi carneficine, le grandi battaglie del passato in cui l'odore del sangue era talmente forte da causare il vomito.
Fortunatamente, non ho perso la mia natura demoniaca nonostante questo insulso stratagemma pacifista. Tutto questo tempo nell'ombra mi è servito per guadagnare il rispetto di questa comunità di finti guerrieri, per raggiungere la vetta della classifica internet. Per diventare il guerriero definitivo e poter scegliere i miei avversari, uno per uno. Nessuno si tirerà indietro in questa partita, tutti bramano la vetta e questa sarà una sessione di gioco molto divertente.
I miei avversari sono stati scelti con cura. Sono figli di uomini potenti che, come i genitori, bramano gloria. La stessa gloria che i loro padri hanno guadagnato nella vita reale schiacciando intere nazioni con i loro arsenali ed eserciti. Milioni di profughi, milioni di vite spezzate dall'ira di cui tutti si sono dimenticati.
Quello che questi giovani viziati ed annoiati non sanno è che posso penetrare nel sistema, nel server centrale. Posso agire fisicamente su di loro, posso danneggiare le loro cellule cerebrali remotamente, posso trasformare la loro finta morte in una morte così reale da farmi rabbrividire di piacere al solo pensiero. Posso fare quello che i creatori del gioco, la Sherakova Inc. hanno garantito che non possa mai accadere.
Io
posso
barare!
Premo il pulsante rosso accanto alla porta. Una voce suadente femminile, mi dà il benvenuto, le pareti grigie lasciano il posto a un gigantesco colosseo, gremito di folla fino agli spalti piu' alti. Sono l'unico essere del Pianeta ad avere come nickname il proprio nome reale. Amon. Ed è lo stesso nome che stanno gridando a squarciagola le comparse gestite dall'intelligenza artificiale, personaggi dell'antica Roma, presenti in gran numero nell'arena che ho scelto come scenario per la mia battaglia virtuale.
La polvere sui miei sandali, sembra vera ma è tutta illusione. Sorridendo, getto il gladio corto nella polvere, sono pronto ad affrontarli tutti a mani nude.
Eccoli. Entrano dai cancelli principali, brandendo armi dall'aria minacciosa. Vestono armature pesanti, stringono spade, asce, mazze ferrate. Hanno studiato le loro mosse per settimane, scambiandosi consigli e strategie su forum e chat. Mi attaccano come una forza unica, sono una centuria al completo. Passando attraverso le loro file in preda alla furia cieca più completa, inizio a divertirmi. Prevedo le loro mosse. Riesco a materializzare i miei artigli nel gioco come se fossero un'arma qualsiasi e il risultato è la più splendida carneficina della storia. Cadono virtualmente come mosche ma per ogni vita virtuale spezzata, il rispettivo proprietario, nella sua ricca sala giochi privata, crolla al suolo, stecchito.
Emorragia cerebrale. Come nell'antico Egitto, sono l'Angelo della Morte. Finisco l'ultimo, sfondandogli la corazza e strappandogli il cuore dal petto.
La partita è finita. La finta folla è in delirio. Pupazzi virtuali assetati di sangue virtuale.
Levo il casco. La stanza di cemento è immersa nel silenzio più completo. La cosa bella di questi anni di ipocrita pace è che le informazioni viaggiano in fretta. Talmente in fretta che la notizia che l'innocuo videogioco Bloody Arena ha stroncato queste giovani, importanti vite da VIP, avrà già scatenato un putiferio nonostante siano passati soltanto pochi secondi dalla fine della sessione. Alcuni vorranno vendetta. E guardacaso, saranno gli stessi personaggi rei di aver fatto sparire la violenza dal mondo.
Le pareti tremano.Hanno abboccato. Qui, nel ventre della terra, nel sotterraneo della Sherakova Inc. posso sentire le prime bombe intelligenti cadere, scagliate dalla mano tremante di furia di uno di quei vecchi, patetici assassini. Suonano come tamburi, tamburi che inneggiano a me. A me soltanto.
Sorrido. Ho vinto la mia partita.
Ancora una volta, è la guerra.
E ancora una volta, è mondiale.
Prima di dimenticarmi, riservo lo spazio di questo post per delle successive modifiche. Work in progress! La mente malata dello Zero non si ferma mai!
E se questa fosse l'unica soluzione al momento disponibile? Mi guardo attorno con la consapevolezza di avere una base solida da far fruttare, da sviluppare al meglio per ottenere qualcosa di più importante. Un progetto più grande.
La staticità non fa decisamente per me, ho bisogno di rimettermi in gioco, di osare. A costo di finire in una città che francamente detesto, così come i suoi scialbi abitanti che vivono nella perenne aspirazione d'apparenza metropolitana. Ma che importa? Io so distinguere bene le priorità, non mi faccio bloccare da inutili paure di mancate realizzazioni.
C'è un fine più grande e tanto mi basta. Quindi, ancora una volta...
..fletto i muscoli e sono nel vuoto!
...e ancora meno di scrivere.
Strano. Ma capita ciclicamente.