Gone with the flow - RegoleZero
Time is running out...
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Più di *loading* neuroni bruciati
Un giorno a casa per portare a termine tutto quello che è stato rimandato per troppo tempo. Un giorno di riposo per fare conti, valigie, ordine. Per aggiornare la "to do list" e verificare cosa è stato fatto finora. Cosa farò nei prossimi mesi.
Una specie di Capodanno con un mese di ritardo, insomma.
E allora si butta via, si pulisce, si definiscono le basi per nuovi progetti e antichi sogni mai accantonati... e questi ultimi sono, inspiegabilmente, pronti alla nascita.
E' un parto difficile, ma non ho paura di sporcarmi. Di tirarli fuori con mani guantate e presa decisa ma delicata. E nel caso estremo, ho le lame adatte per fare un cesareo ed estrarre queste creature dalla mia testa gravida. Non mi interessa nemmeno se saranno Mostri o Divinità. Saranno miei, figli di determinazione, coerenza e coraggio.
Incoscienza a tratti.
Il travaglio è già in corso. Prima, due esami da passare per consolidare un'esperienza che inizia ad essere riconosciuta e, appena terminati, dedicherò il tempo libero a dare forma alle mie creature.
Sofferenze accumulate, voglia di riscatto e tempra dura continuano a creare molto più di quello che sarebbe stato lecito aspettarsi. E tra poche ore, anche il progetto NB sarà completo. Finalmente. La rabbia è sempre la miglior benzina.
Ecco la frase che mi ha accompagnato per tutta la mia modesta carriera di studente. Pronunciata da maestri, insegnanti, professori, docenti.
Ho il dubbio strisciante che lo pensassero anche i miei compagni di classe. Ma loro, almeno, avevano la decenza di evitare quella noiosa formula di valutazione prestampata, di non usare quel marchio verbale che, alla lunga, rischia di convincerti del fatto di essere un caso senza speranza.
Ricordo con nostalgia che davanti alle mie migliori performance utilizzavano piuttosto l'espressione "Sei un coglione!" che, se accompagnata da una risata e una pacca complice sulla spalla, era sicuramente più diretta, creativa e simpatica. E soprattutto, non era affatto snob.
Nessuno mi ha mai chiesto il perchè.
Perchè fossi veramente forte in alcune materie e pateticamente debole in altre.
Perchè alternassi eccellenza e disastri senza alcun criterio logico.
Non che fosse veramente importante, sia chiaro. Io stesso me ne sono sbattuto per tanto, tanto tempo. Ma incontrare un mio simile mi avrebbe alquanto incuriosito, forse qualche domanda gliel'avrei fatta. Così, tanto per capirne la follia. O il genio.
Dejan Savićević faceva la stessa cosa sul campo. Era capace di inciampare nel pallone per tutti i primi 45 minuti di una partita, uscire a testa bassa, rientrare con aria scazzata e realizzare gol incredibili nel secondo.
Ora il mio primo tempo è finito, ho trent'anni suonati e ho le risposte. E anche la voglia di studiare è tornata. E, di conseguenza, il mio già non scarno Curriculum Vitae sta subendo un ingombrante upgrade. In più sezioni.
Alla faccia di tutti quegli stronzi che non ci hanno mai creduto. Grazie Dejan!
Il tempo scorre come una piena e trascina via i detriti. L'acqua torna ad essere pura, a supportare la vita in ogni sua forma. Amicizie levigate, selezionate e dure come sassi creano un fondale stabile, affidabile e pulito. Dire "sì" alle opportunità offre insenature, percorsi alternativi, piccole cascate che ultimamente temevo di affrontare ma che ora so che rendono il paesaggio vario, a tratti incantevole.
Intanto, in superficie, lenti mulinelli indicano violente correnti in profondità, ma sono indizi che solo gli osservatori più attenti sanno cogliere.
Sapevo che le dighe non avrebbero retto. Prima o poi le avrei sfondate. Essere "l'uomo dei mille sogni" vuol dire che ci sono mille percorsi alternativi da seguire, mille foci a delta da raggiungere.
L'imprevedibilità e la forza non risiedono più nell'ordine con cui affronto le cose.
Ma nel metodo con il quale le creo.
Già. E se è sportivo, è meglio. E allora facciamolo pulsare, lasciamo che si emozioni alla vista del rosso e al rombo di quella mandria di cavalli nascosti diligentemente sotto il cofano che reclamano curve d'asfalto.
C'è stato un tempo in cui credevo che una monovolume mi sarebbe stata utile. Spazio. Famiglia. Figli.
Ora penso che due posti siano già troppi.
"Talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile piuttosto che non partire mai"
Giorgio Faletti