Gone with the flow - RegoleZero
Time is running out...
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Più di *loading* neuroni bruciati
Siete nel vostro lettino ad assaporare gli ultimi istanti di tepore prima della sveglia, in un giorno qualsiasi della settimana, domenica inclusa. Tra le sei (!) e le otto, venite svegliati da fastidiosi rumori di mobili TRASCINATI a forza sul pavimento, da qualcuno che non ha un cazzo di meglio da fare che spaccarvi i coglioni in un momento in cui desiderereste soltanto un adorabile e confortevole silenzio.
Vi strazia il cervello. Peggio che gesso calcato con forza sulla lavagna.
Cosa fate?
A) Vi mettete dei tappi nelle orecchie e perdonate il simpatico bricconcello. Anzi, lo benedite per la sua vivacità mattutina. Il mattino ha l'oro in bocca, e chi dorme non piglia pesci!
B) Bofonchiate un pò, aspettate, vi rigirate nel letto, borbottate, accendete lo stereo per fare più casino. Tanto vi sareste dovuti svegliare lo stesso prima o poi, però che palle.
C) Vi mettete a gridare minacciandolo di morte e scaricate un rosario di bestemmie da far bollire l'acquasantiera del Duomo piu' vicino. Non bisogna MAI svegliare la Bestia durante il meritato riposo. MAI!
D) Rimanete impassibili, e fischiettando, piantate dei chiodi lunghi 15 centimetri nella vostra mazza da baseball in legno. Con un sorriso ebete vi preparate a calcarla con forza sul grugno del bastardo che vi rovina il sonno. Eventuali rimostranze verranno giustificate con un "Mi dispiace, soffro di sonnambulismo e se qualcuno mi sveglia durante una delle mie passeggiatine dell'inconscio, non rispondo più delle mie azioni".
Pazientemente attendo che l'insulsa macchina finisca il suo lavoro. Una linea verticale che scorre, raggiunge il tanto sospirato traguardo alla fine dello schermo per poi ricominciare senza tregua dal principio della barra. Una vita tra due binari, senza svolte nè uscite.
Un concetto di Eternità applicata.
E mentre il mucchietto di pixel -che chiamerò Prometeo- continua il suo indolore supplizio informatico e mentre installa i suoi Fondamentali Aggiornamenti prima di chiedere un riavvio, io mi fermo.
Mi riapproprio del mio tempo. Penso.
Penso a una minuscola creatura nata poco più di una settimana fa. Mentre Prometeo arranca davanti ai miei occhi, lei sarà in un cesto caldo, impegnata a cercare il latte materno. Sarà aggrovigliata tra i suoi fratelli, tutta flebili miagolii e movimenti incerti da neonata. Sicuramente ignara del fatto di avere già un nome. Di avere qualcuno che la aspetta e che culla già nella mente il momento dell'incontro. Già amata.
Prometeo sembra fermo al 95% del suo cammino. Forse si è fermato a fare una pausa anche lui. Gli lascio tirare il fiato prima di prendere decisioni che farebbero di lui uno schermo nero d'oblio.
Penso alla televisione. Strumento di potere. Da stimolante ad oppio del cervello. Penso che vedere tre puntate di "Lie to me" mi abbia indotto ad osservare meglio il volto delle persone che mi circondano. A tentare di capirle di più, a cogliere sfumature di cui tutti noi siamo a conoscenza ma che spesso, volontariamente, ignoriamo.
Penso a tette giganti sbattute in prima serata, a battute senza senso, a dibattiti gridati nell'inutile battaglia di cosa è giusto e cosa no. Ma secondo chi? Chi siete voi per giudicare?
Perchè non state zitti, ascoltate, osservate?
So cosa è giusto per me. So cosa vorrei che le persone a me più care, facessero.
Se mai un giorno capitasse.
Vi prego.
Staccatemi.
La.
Spina.
C'è un tempo per vivere, Gattini in una cesta.
E uno per morire. Da esseri umani.
Non voglio essere Prometeo.
Dita. Come code di scorpione che punzecchiano la tastiera in vari punti, con ferocia primordiale. Tornano sul tasto DEL, si soffermano un pò e con la frenesia tipica degli insetti, ricominciano il loro ticchettìo spasmodico, sparso e nervoso.
Sempre.
Solo.
Apparentemente.
Casuale.
Ticchettano qua è là, non accennano a fermarsi. La realtà è che avrei TROPPO da scrivere. Mi risulta difficile farlo.
Condividere i pensieri sta diventando sempre più difficile.
Il tempo fugge e la mente diventa un piccolo insetto che scava nell'intimità, dove le parole non bastano. Dove la mente è così veloce che fissarla, scattare un'istantanea fatta di singole lettere è praticamente impossibile, soprattutto se la destinazione è un mondo troppo leggero, dove si perderebbe in fretta. Lo stesso mondo dove l'egoismo del singolo non concede un "second shot" e lo forza ad una inumana e ipocrita perfezione di facciata.
Potrei raccontare di una vita così intensa da fare male.
Della consapevolezza di poter raggiungere qualsiasi obiettivo e della paura innata di non farcela.
Di affetti ritrovati, di quelli persi, di nuove scoperte e della radiosa conferma di essere desiderabile agli occhi di qualsiasi donna che abbia un minimo di cervello.
Di un lavoro che non si ferma mai e di un'evoluzione professionale che un anno fa sembrava impossibile. Di racconti mai scritti, di pigrizie e di azioni troppo a lungo rimandate e affogate in un mare di difetti congeniti.
Di sogni mai domati, di progetti continui e risultati ottenuti. Di gente che mi chiede "ma come fai?"
E' semplice!
Vivo. Imperfetto.
Anzi. Convivo con la stessa imperfezione che mi spinge a trovare Casa. Collina. Pareti antiche da sistemare, tanto spazio dentro e fuori. Pergolato, aia, stalla e fienile. Gatti. Indipendenza energetica e terra da coltivare.
Come faccio? Non lo so ma lo faccio. Scommettiamo?