Gone with the flow - RegoleZero
Time is running out...
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Più di *loading* neuroni bruciati
"Che danno ci farà un sistema che ci stordisce di bisogni artificiali per farci dimenticare i bisogni reali?
Come si possono misurare le mutilazioni dell'anima umana?"
Eduardo Galeano
"Il Cyberpunk è una corrente letteraria e artistica nata nella prima metà degli anni ottanta nell'ambito della fantascienza, di cui è divenuto un sottogenere. Il nome si fa derivare da cibernetica e punk e fu originariamente coniato da Bruce Bethke come titolo per il suo racconto Cyberpunk, pubblicato nel 1983, anche se lo stile fu reso popolare ben prima della sua pubblicazione dal curatore editoriale Gardner Dozois. Il Cyberpunk tratta di scienze avanzate, come l'information technology e la cibernetica, accoppiate con un certo grado di ribellione o cambiamento radicale nell'ordine sociale.
Tra gli esponenti più noti vengono comunemente indicati William Gibson, per i racconti e romanzi fortemente innovativi e caratteristici dal punto di vista stilistico e delle tematiche, e Bruce Sterling, per l'elaborazione teorica. Bruce Sterling ha definito il cyberpunk come «l'integrazione del mondo high tech e della cultura pop, specialmente nel suo aspetto underground»."
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Detto questo, sto cercando altre sei mani che abbiamo serietà, motivazione, idee e attitudine al "gioco di squadra" per scrivere un romanzo cyberpunk partendo da un'idea per poi svilupparla insieme. La tendenza, in caso di risultato finale dignitoso, sarà quella di pubblicarlo in rete con licenza Creative Commons. In caso contrario, ci saremo divertiti e/o avremo fatto un interessante esperimento di brainstorming.
Piccola precisazione: perditempo, amanti della "k", e aspiranti assassini della lingua italiana non verranno presi in considerazione.
Particolarmente benvenuti gli amanti della Storia.
In fondo, parte tutto da lì.
Continuo a nutrirmi di scatolette. Dormo sul divano anche la notte. Gioco con tutti gli oggetti che ho in casa. Se mi si gratta la nuca emetto dei ron-ron soddisfatti.
Per fortuna non ho ancora iniziato a cagare sul tappeto.
Merda.
Il dolore è bello. Quando sai che finirà.

Attila, il piccolo mostro rosso, dorme il sonno del giusto. Ora che questa specie di Gatto con gli Stivali è arrivata a casa dello Zero, molte cose sono cambiate. Poco importa che come prima cosa abbia deciso di battezzare le ciabatte come lettiera portatile e che ne combini una dietro l'altra... gli basta un miagolio e un ron-ron sornione e compiaciuto per farsi perdonare tutto.
Noi umani siamo sempre destinati a perdere la battaglia della rabbia con queste tigri in miniatura. Piccoli musi sempre seri, anche quando mettono a segno una sequenza di cazzate impressionanti. Una dietro l'altra, senza tregua.
Ma, cosa più importante, posso ricominciare a vivere una simbiosi autentica. Lui dipende da me.
E io da lui. Più di quanto non voglia ammettere.
Il tempo passato nella Città Eterna è sempre prezioso. In questi pochi giorni romani ho respirato per l'ennesima volta l'essenza del Tempo e le sue mille densità.
La sua storia. Millenni. Le sue istantanee senza tempo. L'Italia.
Gli amici cari. Decine di anni di conoscenze che si accumulano e non crollano mai. Anzi, solidificano. Granitiche.
Incontri di qualche ora con persone nuove. A volte di pochi minuti. Idee sempre nuove, nuovi soggetti di studio.
Una miriade di istanti, millisecondi. E ognuno di questi frammenti d'orologio racchiude in sè una piccola perla, una risposta che cercavo da trent'anni.
Ora tutto è più chiaro. E so esattamente cosa fare.
L'automutilazione, per quanto contro natura, è un'operazione che, a volte, va eseguita. E senza troppe esitazioni.
Punto.
Alla fine di una giornata come questa, mi viene naturale pensare che sto vivendo una vita che non è mia. Un conato di vomito fatto di Nulla, un mucchio di parole sconnesse spiaccicate e trascinate su carta vetrata fino a sanguinare.
Date a una scimmia dei giornali, una forbice, della colla e un foglio su cui attaccare la sua anonima richiesta di riscatto e avrete un surrogato del mio cervello. Un'orgia di stati confusionali che si ammucchiano l'uno sull'altro, piccoli, bastardi mostri deformi.
Sarebbe divertente comparare i miei risultati con quelli dello scimpanzè. La parte più difficile immagino sia quella di trovare uno scimmietta e convincerla che fare dei patchwork a caso è un gioco spassoso. Ovviamente senza forzarla e senza romperle troppo i coglioni... ma in Italia non è facile. Trovare la scimma? No.
Iniziare la giornata pieni delle migliori intenzioni, arrivare a sera per mandare tutto a farsi fottere. Troppi input e relativo sovraccarico del sistema.
System failure. Fail. Failed. System fucked up.
Ci ho fatto l'abitudine.
Guardarsi allo specchio e non riconoscersi.
Ho fatto l'abitudine anche a questo.
Callo cerebrale, altro conato di vomito e sensazione di soffocamento. Carenza d'ossigeno.
Negazione-negazione-negazione. La miglior cura? Vomitare parole.
Infatti sto già meglio. E Cheetah ha potuto finire indisturbata la sua banana.